Le magnifiche 10

Parte questo mese l’appuntamento con le più famose, curiose e affascinanti auto e moto della polizia italiana

Possono le auto in divisa raccontare la storia del Paese oltre a quella dell’Istituzione? La risposta è sì e si trova al civico 20 di via dell’Arcadia, nel padiglione dell’ex Fiera di Roma che dal 2004 ospita il Museo delle auto della Polizia di Stato. Per gli appassionati di tutte le età, la struttura è ricca di modelli, a due e quattro ruote, spesso protagonisti dell’industria motoristica nazionale.

Dalla prima pantera, un’Alfa Romeo 1900 Super del 1957 – auto dalle linee aggressive e sinuose, di colore nero e con i fendinebbia gialli, a ricordare sagoma e occhi del felino – alla Ferrari 250 GTE 2+2 guidata dal maresciallo Spatafora. Ci sono l’indimenticata Giulia Super in livrea verde degli Anni ’60 e ’70 e la De Tomaso 892 Deauville, usata dal presidente Sandro Pertini.

Un campionario ricco e gradevole, esposto lungo un percorso storico in cui è facile ritrovarsi. Un viaggio anche tra i colori delle livree: dal cremisi-amaranto usato fino al 1961, al grigioverde che ha attraversato gli Anni ’60 e ’70, all’attuale azzurro e bianco introdotto nel 1976 e mantenuto, con piccoli aggiornamenti, fino a oggi.

Perché allora non raccontare, mese per mese, la storia, le caratteristiche e qualche aneddoto di alcune tra queste auto e moto, arricchiti da foto e articoli d’epoca di Poliziamoderna? È questo l’obiettivo della nostra rivista: compiere un viaggio ideale a bordo di questi mezzi, ispirato non tanto dal valore di essi o dal criterio cronologico ma piuttosto dalla curiosità giornalistica. Una scelta che ci auguriamo possa essere apprezzata e costituire lo spunto per una visita al Museo.

 

Alfa Romeo 2600 Sprint, una vera star del cinema

Nata nel 1962, in pieno periodo d’oro per i coupé in Italia, l’Alfa Romeo 2600 Sprint è senza dubbio tra le più affascinanti Gran Turismo protagoniste del decennio.

L’esemplare esposto al Museo delle auto è del 1964, anno in cui l’Italia al volante compì due notevoli passi in avanti: il 19 marzo, fu aperto il Traforo del Gran San Bernardo, primo tunnel stradale attraverso le Alpi, che unì la Valle d’Aosta al cantone svizzero del Vallese. Sette mesi dopo, il 4 ottobre, fu inaugurata l’Autostrada del Sole, che legò il Nord al Sud della Penisola: 755 km da Milano a Napoli, dopo otto anni di lavori e una spesa di circa 272 miliardi di lire.

Disegnata dalla matita di Giorgetto Giugiaro per la carrozzeria Bertone, apprezzato atelier di auto sportive, la 2600 Sprint è un coupé a due porte e quattro posti.

Il frontale aggressivo, ricco degli stilemi tipici delle Alfa Romeo – quattro fari, calandra imponente, scudetto con il biscione – è compensato dalle linee morbide ed essenziali della fiancata che fanno della vettura un riuscito connubio tra eleganza e sportività. La coda rastremata e, soprattutto, la presa d’aria sul cofano motore testimoniano la vocazione sportiva della 2600 Sprint che vantava 145 CV, capaci di spingerla fino a 197 km/h.

È per merito di quest’auto che la Polizia istituì i primi corsi per conduttori di macchine veloci, indispensabili nella guida sicura contro vetture spesso dotate di motori truccati. Sotto l’occhio esperto dei collaudatori Alfa Romeo, le 2600 Sprint in livrea verde sfrecciavano sul misto stradale del circuito di Castelfusano, tra Roma e il Lido di Ostia, per abilitare i più bravi tra i conduttori consegnatari.

La vettura della Polizia fu anche sul grande schermo, protagonista di un memorabile inseguimento sulle vie cittadine, nel film del 1968 “Banditi a Milano” di Carlo Lizzani, sui crimini della banda Cavallero. 

La meccanica era un concentrato di tecnologie, per l’epoca: motore a sei cilindri in linea, alimentazione a tre carburatori doppio corpo, cambio a cinque marce sincronizzate, quattro freni a disco. Nonostante l’elevata potenza a disposizione, la 2600 Sprint si fece apprezzare per la silenziosità e una tenuta di strada pressoché ineccepibile. Gli interni in pelle, da vera sportiva, erano ai livelli delle rivali più blasonate. Anche i dettagli erano all’altezza: la rotella per l’apertura del deflettore anteriore, soluzione tipica delle Alfa, e gli alzacristalli elettrici erano autentiche raffinatezze per quegli anni. E quella pantera, presente ancora oggi sul parafango e sul paraurti, sta a ricordare quanto la vettura sia stata ideale nei servizi di Squadra mobile, oltre che protagonista di spettacolari inseguimenti all’ultimo respiro. ϖ

*giornalista di Quattroruote

06/02/2018