Antonella Fabiani

La sfida della formazione

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La Direzione centrale anticrimine attraverso corsi specifici prepara operatori e dirigenti ad agire con sempre maggiore tempestività contro la violenza di genere

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Fenomeno sociale tra i più drammatici, quasi ogni giorno presente nella cronaca dei giornali, oggi più che mai al centro dell’impegno quotidiano della Polizia di Stato, la violenza di genere da molti anni ormai richiede strategie di prevenzione sempre più mirate ed efficienti. Un’emergenza che ha spinto il capo della Polizia, Vittorio Pisani, a voler potenziare l’azione di contrasto a questo reato anche attraverso corsi di formazione specifici su questa tematica già previsti dalla legge 69/2019 sul “Codice rosso”. Aiutare tempestivamente le vittime di maltrattamenti domestici, minacce e atti di stalking per impedire che vengano in casi estremi uccise, richiede ormai una formazione oltre che professionale anche culturale da parte degli operatori chiamati ad intervenire. Questo perché nei pochi minuti in cui una donna vittima di abusi o minacce chiama il 112 l’operatore deve capire se inviare o no una Volante sul posto o nel caso una donna trovasse il coraggio di recarsi al commissariato e denunciare il suo aguzzino deve trovare personale pronto ad accoglierla con gentilezza e attenzione. Attenzioni e cure nelle prime fasi di un procedimento che, se avviato, implica numerosi passaggi amministrativi, psicologici e anche penali. Per sostenere l’efficacia di queste fasi è necessario che ogni operatore e dirigente della Polizia di Stato abbia conoscenze che lo mettano in grado di affrontare la complessità di tutte le forme di violenza. 

«Lo scopo dell’implementazione della formazione è quello di migliorare la capacità delle forze dell’ordine di captare quei segnali di pericolo e di rispondere adeguatamente prima che accada l’inevitabile – afferma Tiziana Cencioni, direttore dell’Ufficio affari generali della Direzione centrale anticrimine – e questa sensibilità e percezione deve iniziare già dagli operatori che fanno parte del front office».

In questa direzione la parola magica è “fare rete”. È infatti la Sala operativa, dove giungono le chiamate, ad avere il primo impatto con realtà come liti in famiglia o situazioni domestiche potenzialmente pericolose e a dover capire se sia il caso di inviare una Volante. Anche le diverse tipologie di denunce che arrivano all’Ufficio vanno messe in rete con le chiamate giunte al 112 e non lasciate slegate, perché queste segnalazioni possono andare a formare un quadro più preciso di una violenza domestica sul punto di esplodere. In tal senso a rinforzare questo primo intervento rientra l’applicativo Scudo, che consente agli operatori di avere un quadro della situazione, di evidenziare precedenti interventi per lite, o violenza, sia quelli rientranti nel cosiddetto “codice rosso” sia quelli che, seppur non caratterizzati da particolari gravità o aggressività, come ad esempio le liti verbali, attraverso una condotta abituale potrebbero assumere, in futuro, rilievo penale, evolvendo in atti persecutori o maltrattamenti ai danni di familiari o conviventi.

Così come dopo avere notificato al maltrattante l’ammonimento del questore, è importante che sia invitato dall’operatore ad accedere a un percorso gratuito di riflessione sulle sue condotte violente, ad esempio il controllo della rabbia. Prendere coscienza di una situazione di disagio e avere la volontà di uscirne possono convincerlo a frequentare un Centro antiviolenza dove ha la possibilità di intrattenere dei colloqui con lo psicologo: «Uno strumento che ha dimostrato tutta la sua efficacia – osserva – poiché i casi di recidiva di chi ha seguito un percorso di recupero sono pari allo 0,01%, praticamente zero».

«In questo senso è fondamentale che esista un dialogo continuo tra l’Ufficio prevenzione generale, quindi l’Ufficio denunce, la Sala operativa e la nostra Divisione anticrimine – prosegue Tiziana Cencioni – che gestisce tutta la fase dell’ammonimento del questore. Nel caso dell’avvio di un procedimento penale invece entra in azione la Squadra mobile. Solo se questi uffici fanno rete e comunicano tra loro è possibile garantire rapidamente una risposta alla vittima di violenze o stalking e scongiurare azioni peggiori come il femminicidio».

Nasce da questa esigenza il primo di questi corsi svoltosi a marzo 2023 dalla Direzione centrale anticrimine, presso la Scuola allievi agenti di Caserta, mentre quello per funzionari e dirigenti ha avuto luogo recentemente presso la Scuola superiore di polizia.

«La novità di questi corsi – spiega il direttore dell’ufficio affari generali della Dac – è che sono stati chiamati a partecipare, per la prima volta insieme, donne e uomini in servizio presso le Divisioni anticrimine, gli Uffici di prevenzione generale e soccorso pubblico e le Squadre mobili di diverse questure».

«Quello che abbiamo voluto trasmettere ai frequentatori – continua il primo dirigente Cencioni – è un panorama dei tre servizi centrali che sono l’espressione della diramazione sul territorio di Volanti, Anticrimine e Squadre mobili e fornire un bagaglio completo di quelle materie necessarie durante tutto il percorso di contrasto alla violenza di genere, oltre a mettere in grado dirigenti e operatori di agire tempestivamente. Per fare in modo che, quando ritornano nei rispettivi uffici i colleghi di Anticrimine, Squadra mobile e Volanti, stiano in rete al fine di ottenere risultati soddisfacenti in termini di prevenzione, per evitare che ci sia l’avvio di un procedimento penale o peggio ancora di un omicidio. Perché agire in tempo, capire i segnali e la circolarità delle informazioni tra i diversi uffici è la soluzione vincente per lottare contro questo fenomeno». 

Mentre per quanto riguarda il recente corso per funzionari e dirigenti (il primo) sono stati 50 i partecipanti provenienti dalle diverse questure (20 dell’Anticrimine, 20 dalle Squadre mobile e 10 dagli Uffici di prevenzione generale): l’impianto didattico del corso per funzionari e dirigenti della durata di una settimana ha riguardato diverse tematiche: dalla gestione del primo intervento e acquisizione della denuncia in casi di violenza di genere da parte del personale medico, dal funzionamento dell’applicativo Scudo, alle strategie di prevenzione, al ruolo del negoziatore in taluni casi (come dimostra il recente caso della guardia giurata a Napoli che ha accoltellato moglie e si era barricato in casa); dalle tecniche di manipolazione affettiva, i segnali di rischio, gli aspetti psicologici di questo tipo di crimine; al funzionamento del protocollo di collaborazione tra la questura e i centri specialisti per l’invio e la presa in carico delle persone ammonite (che mette in risalto l’importanza di saper cogliere i segnali della persona che viene a denunciare e quale approccio adottare nei confronti dell’ammonito per convincerlo a intraprendere un percorso di recupero). E poi anche l’aspetto giudiziario, con magistrati che operano sul campo della violenza di genere, che hanno trattato l’ammonimento del questore e il coordinamento con l’autorità giudiziaria e i reati del  “Codice rosso”, con riferimento ai profili penali e procedurali alla luce delle recenti novità previste dalla “riforma Roccella”. Senza contare l’esortazione continua a tutti i partecipanti ad adottare una comunicazione verbale e non, il più possibile professionale, priva di pregiudizi o stereotipi, mirata principalmente all’ascolto della vittima. 

«La formazione è una nuova sfida – prosegue – è affrontare un percorso culturale impegnativo dal punto di vista dell’organizzazione perché occorre contattare i docenti, trovare gli spazi dove tenere i corsi e il tempo, strutturare l’impianto didattico, spostare il personale dalle rispettive sedi. Ma oggi è più che mai necessaria perché la violenza di genere non può essere affrontata senza un aggiornamento continuo. È un fenomeno troppo grande che richiede un’attenzione e una sensibilità: a partire dal piantone del commissariato, il quale deve accogliere la donna che ha trovato, anche alle due di notte, il coraggio di denunciare, senza rimandarla al giorno successivo, perché può accadere che il coraggio quella donna il giorno dopo non lo trovi più».

11/03/2024