Carlotta Lucato*

Verso il futuro

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A Nuoro e nel suo territorio convivono tradizione e slancio verso sfide tecnologiche epocali. Qui la polizia ha cambiato pelle come in pochi altri luoghi

quest 02-24

“L’Ortobene è uno solo in tutto il mondo, è l’anima nostra, il nostro carattere, tutto ciò che vi è di grande e di piccolo, di dolce e puro e aspro e doloroso in noi”. Quando a scrivere è una fuoriclasse come la Premio Nobel Grazia Deledda, basta una manciata di parole per rappresentare la complessità di un territorio, il Nuorese, che ancora oggi suscita mistero e magnetismo in chi vi giunge dall’esterno. 

Piccolo capoluogo di provincia collocato al centro della Sardegna, adagiato ai piedi del monte Ortobene, Nuoro è il centro amministrativo di un territorio tanto esteso quanto bassamente antropizzato – poco più di 150mila abitanti – e dall’orografia eterogenea: si va dall’entroterra montuoso – la Barbagia – alle aree pianeggianti, fino a coprire buona parte della costa orientale, quella dal maggior richiamo turistico. Con queste caratteristiche, non stupisce che il Nuorese sia divenuto custode della tradizione sarda e che Nuoro, nel ’900, sia stata definita l’”Atene sarda” per la sua capacità di attrarre artisti e intellettuali, da Grazia Deledda al poeta Sebastiano Satta. A lui Costantino Nivola, probabilmente il più internazionale degli artisti del Nuorese del ‘900 insieme a Maria Lai, dedicò nel 1967 l’omonima piazza-monumento in granito situata nel pieno centro del capoluogo. Una vivacità culturale che esiste ancora oggi, grazie alla presenza, tra gli altri presìdi, di una rete museale di alto profilo. 

Terra di cultura e tradizioni, ma anche di contraddizioni: fino agli Anni ’90 del ’900, il territorio ha dovuto convivere con la nomea negativa procuratagli dai fenomeni del banditismo e dei sequestri. Una criminalità all’epoca fuori controllo, per reprimere la quale, nel secolo scorso, furono costituiti sette commissariati, tantissimi in rapporto alla popolazione e tutti attivi ancora oggi. «Una stagione che ho in parte vissuto al mio arrivo in Sardegna, nel 1990, quando sono stato assegnato proprio a Nuoro come vice commissario alla Squadra mobile per il mio primo incarico» ricorda Alfonso Polverino, questore di Nuoro da gennaio 2021. Napoletano, elegante e pacato nei modi, dopo la laurea in giurisprudenza Polverino ha avviato la sua carriera in polizia in Sardegna, ancora inconsapevole del fatto che, a parte quattro parentesi in “continente” per altrettanti incarichi professionali, l’isola sarebbe diventata la sua patria adottiva. In Sardegna ha costruito la sua famiglia e, dopo quasi trentacinque anni, continua ad apprezzarne la qualità della vita e la bellezza. 

«Rispetto al mio arrivo nel 1990 il territorio ha saputo riscattare la sua immagine – commenta il questore Polverino – basti pensare a Orgosolo: per decenni considerato quartier generale del banditismo, il paese è oggi meta turistica grazie alla presenza dei bellissimi murales ospitati sulle facciate del suo centro abitato». Un riscatto arrivato grazie ai nuovi strumenti legislativi e all’attività delle forze dell’ordine, che nel tempo hanno portato a una drastica diminuzione dei latitanti, con conseguenti e se

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09/02/2024