Andrea Pia Lo Nigro, Giada Lucito, Chiara Milazzo e Adele Terrasi

Noi “vittorini” per una Sicilia libera

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pp03 06-22

Nel 1882, il ” Vittorio Emanuele II” è stato il ginnasio di Luigi Pirandello, mentre nel 1964 ha dato la maturità a Francesca Morvillo, moglie del giudice Falcone, morta nella strage di Capaci, e nel 1989 si è diplomata Ida Castelluccio, moglie di Antonino Agostino, uccisa insieme al marito poliziotto mentre aspettava un figlio, vittime, di quella mafia stragista che insanguinò la Sicilia, come Don Pino Puglisi che qui ha insegnato Religione per 15 anni.
Per qualche strano incastro del destino, Poliziamoderna ha scelto proprio gli studenti dello storico Liceo, che si trova accanto alla cattedrale di Palermo, per commentare il Trentennale delle stragi di mafia.
Ecco una delle proposte di un gruppo di studenti del V G, coordinati dalla professoressa Anna Lisa Cannata, il fotoreportage (nel pdf allegato a questo articolo) di quei giorni.

Palermo si è riunita per ricordare il Trentennale delle stragi di Capaci e via D’Amelio: sono passati 30 anni da quel lontano 1992 che portò via delle persone straordinarie, dalle quali tutti dovremmo prendere esempio, per la tenacia, per il coraggio e per la lotta per la giustizia. Questi giorni non sono stati solo una celebrazione, ma anche momenti in cui abbiamo visto una Palermo impegnata contro la mafia e le oppressioni, volta a un futuro migliore. Avranno anche ucciso i due magistrati, ma le loro idee “continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”, come Giovanni Falcone stesso sosteneva. Chi ha vissuto in quegli anni ricorda l’esatto momento in cui ci furono le esplosioni e noi giovani, che ancora non esistevamo, ascoltando le testimonianze, sentiamo i brividi sulla nostra pelle. Probabilmente abbiamo una percezione diversa di tutto quello che è accaduto in quel periodo, ma ci rimangono addosso le voci di coloro che li hanno vissuti appieno. Proprio per questo bisogna continuare a mantenere viva la memoria, per non dimenticare mai. Farlo significherebbe essere complici della mafia. Per noi, studenti di 18 anni, è importante sapere che, oltre al ricordo, è un pezzo della nostra storia che ci riguarda da vicino e lo fa ogni giorno. La scuola, sin dalla tenera età ha un ruolo fondamentale: deve far capire alle nuove generazioni, con progetti, lezioni, approfondimenti sulla legalità, l’importanza del fenomeno mafioso e del cambiamento che è in atto. È per questo che vorremmo inoltrare (tramite Poliziamoderna) una richiesta: Non chiamateci più cittadini di domani. Siamo cittadini di oggi e lo abbiamo dimostrato “inondando” le strade di Palermo con il nostro entusiasmo e la nostra partecipazione.

14/06/2022