Anna Rita Donisi*

Terra di contraddizioni

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Caltanissetta e il suo territorio, tra criminalità e vocazione alla legalità

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Caltanissetta è isola nell’isola. A circondarla non è il mare ma sono colline verdeggianti e interminabili cantieri di lavori in corso. Centrale per la sua naturale posizione che la rende cuore di Sicilia. A passeggiare tra le strade di “qal’at al-nisā’”, che in arabo significava “Castello delle donne”, nei quartieri storici, tra cupole turchesi e palazzi nobiliari settecenteschi in stile barocco, si resta colpiti dalla sua bellezza. Nel centro della piazza Garibaldi, domina la fontana del Tritone del Tripisciano che apre la via al fascino celato dei vicoli senza tempo, dei segreti delle corti interne di case nobiliari che dagli intarsi e fregi dei balconi raccontano fasti lontani. Nasce sicana, è nel X secolo che fu fondata durante il periodo islamico in Sicilia. Le sue radici arabe che si raccontano agli occhi attenti di chi la esplora nella struttura dei quartieri della parte più antica della città, i Normanni la resero feudo. E della danza lenta delle dominazioni restano le bellezze architettoniche e i volti delle persone che ci vivono. Le chiese storiche che stupiscono i turisti che la scelgono anche per uno dei suoi tratti distintivi, i riti pasquali della settimana Santa, che fanno parte del circuito internazionale Europassion. Affascina per i suoi ritmi lenti e la sua vita a dimensione d’uomo. Spesso città di passaggio per i vacanzieri che da qui raggiungono le mete classiche del turismo siciliano. Di questa terra rapiscono i paesaggi naturali, il giallo dello zolfo che riporta a una radice amara quella dei tanti “carusi” e delle loro vite spezzate dalla fatica in miniera. È anche dolce questa città, come il sapore dei cannoli che hanno iniziato a deliziare il palato dei siciliani proprio da qui, dov’è nata la ricetta, creata da sapienti monache. È la città dei fini scrittori come Pier Maria Rosso di San Secondo e Leonardo Sciascia, che parlando del suo rapporto con la città disse che, seppure il suo trasferimento nel capoluogo fu casuale, fu una fatalità che incise sul suo destino. Negli Anni ´60 fu un vero e proprio cenacolo di intellettuali, che si riunivano all’interno della libreria di Salvatore Sciascia, editore raffinato e intuitivo. Era un epicentro di interessi culturali e imprese editoriali di rilevanza nazionale, da legarsi però a una élite generazionale e sociale specifica. Ma di quello splendore resta poco oggi. Il presente racconta la carenza delle infrastrutture e la tardiva realizzazione di collegamenti con il resto dell’isola. Aspetti problematici, tanto da essere più simili a un nodo scorsoio che a ogni strattone soffoca la già sfibrata economia locale, cui la crisi economica in atto a seguito del Covid sta dando un ulteriore colpo al ribasso. Eppure nella sua storia il capoluogo nisseno, patria dell’amaro Averna, della centralità ne ha sempre sfruttato le potenzialità. Che hanno fatto gola anche alle cupole mafiose degli anni ´80 e inizi anni  ´90, non è un caso che alcune ... ...


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06/05/2021