Antonella Fabiani

I colori del giallo

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Una mostra, che toccherà diverse città italiane, ripercorre la storia del poliziesco Rai in oltre 60 anni. L’occasione per parlare di un genere di grande successo

cult 12-20

Capace di cambiare forma e stile senza accusare i segni del tempo, il “giallo” riesce ancora a tenere incollati alla poltrona milioni di spettatori suscitando curiosità ed emozioni. A questo genere è dedicata la straordinaria mostra Sulle tracce del crimine. Viaggio nel giallo e nero Rai (al Museo di Roma in Trastevere fino alla fine di febbraio, poi a Milano e in molte città italiane) che ricostruisce come la Rai ha trasformato in oltre 60 anni il genere investigativo. Visitarla non è solo tuffarsi nei ricordi (soprattutto per quelli nati negli anni ’50 e ’60) di una tv in bianco e nero ma anche riportare in vita personaggi indimenticabili come il tenente Sheridan (Ubaldo Lay), il commissario Maigret (Gino Cervi), Nero Wolfe (Tino Buazzelli), l’inquietante Belfagor (Jiuliette Gréco) che ha spaventato una generazione di piccoli telespettatori, fino alle recenti fiction come Il Commissario Montalbano o I Bastardi di Pizzofalcone. Un percorso di 200 fotografie, pannelli informativi, filmati, curiosità sui singoli programmi e riproduzioni di articoli di quotidiani e riviste dell’epoca in un allestimento ricco di reperti storici ed elementi scenografici originali. «La mostra è stata possibile grazie al patrimonio fotografico contenuto negli archivi di Rai Teche – osserva Stefano Nespolesi, ideatore della mostra e responsabile della Bibliomediateca, fototeca e archivi cartacei della Rai – che una volta digitalizzato ha permesso di ricostruire la storia degli sceneggiati e la loro evoluzione. L’idea nasce dalla visione stessa del servizio pubblico che significa mettere a disposizione di tutti quello che riteniamo sia interessante del patrimonio della Rai. Quello che proponiamo con questo percorso sul giallo – prosegue Nespolesi – è anche una chiave di lettura dei cambiamenti della società italiana attraverso un genere che ha attraversato la storia della produzione televisiva della Rai. In questo senso la presenza di libri e articoli di giornale vuole contestualizzare la cronaca italiana e la sua trasposizione televisiva nelle serie investigative. Le storie raccontate prima negli sceneggiati e poi nelle fiction più recenti hanno sempre cercato una verosimiglianza con la realtà, anche nel riportare il lavoro della polizia, l’evoluzione delle tecniche di investigazione. Mentre i personaggi di polizia hanno subito dei cambiamenti passando dagli integerrimi commissari dei primi sceneggiati a personaggi come Rocco Schiavone fuori dagli schemi». 

Ricordiamo che il “giallo” prende il suo nome dal colore della copertina della famosa collezione Mondadori, che parte nel 1929 con la Strana morte del signor Benson di S.S. Van Dine, il cui primo numero è possibile ammirare nell’allestimento della mostra per concessione della Fondazione Mondadori. Organizzata secondo un ordine cronologico l’esposizione propone dei percorsi tematici tra cui: 4 grandi scrittori fondamentali per il giallo (Georges Simenon, Friedrich Durrenmat, Carlo Emilio Gadda e Andrea Camilleri), alcuni programmi come Il segno del comando o Belfagor che declinano il genere con atmosfere gotiche e noir, una sezione sulle protagoniste femminili inaugurata da Le avventure di Laura Storm (1965), la prima detective televisiva, mentre imperdibile la stanza dedicata alle sigle musicali delle serie più popolari con l’armadio dei “rumori” che ripropone i suoni di Nero Wolfe: «Credo che il successo nel tempo di questo genere – commenta Nespolesi – sia nella funzione consolatoria che prova lo spettatore disteso sul divano nell’assistere dapprima a un crimine e poi a vederlo risolto». Nell’attesa di poter appassionarci prossimamente alla nuova fiction de Il commissario Ricciardi, tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni con la regia di Ala

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09/12/2020