Chiara Distratis

La forza dell’amore

Cesare Bocci da 20 anni veste i panni di Mimì Augello, ama fare l’attore ma si diverte a provare altri ruoli. In questo momento è in tournée con una storia di affetto profondo e di malattia

interv 02-20

Attore di cinema, televisione e teatro, nonché conduttore televisivo, Cesare Bocci ha saputo fare della versatilità la sua arma vincente e anche grazie al suo carisma effervescente è diventato uno dei volti più celebri e amati del piccolo schermo.

Come e quando è nata la sua passione per la recitazione?

Io vengo da un paesino nelle Marche, Camporotondo di Fiastrone in provincia di Macerata. Eravamo 400 abitanti e tutti, almeno una volta, siamo saliti sul palco del piccolo teatro parrocchiale per partecipare a spettacoli in dialetto marchigiano. Mia mamma, che era la maestra, era una sorta di regista di questi spettacoli e casa nostra diventava spesso sala prove, sartoria, “trucco e parrucco” e io sin da piccolissimo mi mettevo lì ad osservare. Fin quando sono rimasto al paese ho sempre partecipato, poi non ci ho pensato più fino a quando, mentre frequentavo l’università, un mio amico mi disse che aveva aperto una scuola di recitazione a Tolentino e io mi sono iscritto. Con dei compagni del corso abbiamo avuto l’idea di fondare la Compagnia della Rancia, che in poco tempo è diventata la più grande compagnia specializzata in musical d’Italia. Sono stato in compagnia 8 anni poi mi è venuta voglia di provare a fare altre esperienze e sono partito per Roma. 

Quando sono arrivati i primi compensi come attore?

Con la Compagnia della Rancia, dopo due anni che lavoravamo abbiamo incominciato a darci una paga, ma lì la remunerazione era il pranzo, alla cena non ci arrivavamo… (ride). I primi tempi pagavamo solo le spese, capitava spesso di doverci mettere noi dei soldi che guadagnavamo con i nostri lavori: io facevo il cameriere, un’altra socia la sarta, un altro il dj. Ho fatto tanta gavetta, recitavo ma contemporaneamente per potermi ... ...


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07/02/2020