Annalisa Bucchieri

La via balcanica

Questo mese apriamo con un primo piano dedicato alla strage quotidiana che avviene sulle nostre strade (9 morti al giorno) causata da incidenti automobilistici e a seguire offriamo un reportage del convegno Countering serious crime in the Western Balkans – Progetto Ipa 2, svoltosi a Napoli, che ha messo a confronto ministri dell’Interno e capi della Polizia dei Paesi balcanici con i corrispettivi colleghi italiani. Sono due impegni estremamente diversi, ma entrambi davvero cruciali sul fronte della sicurezza: la sicurezza sulle nostre strade e quella relativa agli Stati confinanti con il nostro Paese, ma non appartenenti all’Unione europea. Due luoghi fisici, uno tutto “interno” al territorio nazionale, l’altro “esterno”, investiti da problematiche differenti, accomunati però da una stessa strategia di contrasto. Non si rendono più sicuri e legali i luoghi estremizzandone il controllo. Mettere una pattuglia di forze dell’ordine all’angolo di ogni strada è pressoché impossibile oltre che inefficace. Non possiamo limitare la libertà di circolazione per ridurre gli incidenti letali. Molto, invece, si può fare in campagne di prevenzione per rafforzare il senso di responsabilità dei guidatori e per migliorare la configurazione del reato di omicidio stradale tanto da aumentarne la forza deterrente.  

Mutatis mutandis, per contrastare la criminalità organizzata e il ritorno dei foreign fighters nei Balcani non serve presidiare palmo a palmo i territori militarmente bensì implementare lo scambio informativo e formativo con le altre polizie europee.  In questo l’Italia ha assunto un ruolo di leadership assumendo la guida di Ipa, il progetto dell’Ue volto a portare a un adeguato livello di sicurezza i Paesi di area balcanica per favorirne l’ingresso tra gli Stati membri. «Su questi temi – ha sottolineato il capo della Polizia Franco Gabrielli – abbiamo la consapevolezza di non essere più bravi degli altri per una presunta superiorità, ma perché sono fenomeni che abbiamo combattuto e stiamo ancora combattendo, abbiamo una legislazione che si è formata nel tempo e strutture di polizia che si sono affinate nel contrasto e quindi, in tal senso, siamo portatori di un sapere che vogliamo condividere». Il modello di cooperazione costruito dalla Direzione centrale della polizia criminale si avvia, pertanto, a essere confermato grazie alla sua eccellenza anche per il terzo bienno, Ipa 3. Rendere sicuri i Balcani significa rendere più sicura l’Italia e l’Europa intera. In tempi di Brexit è una mission che assume – Ça va sans dire – valore doppio. ϖ

07/02/2020