Grazia Miccoli*

Informazione e formazione

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70° Miccoli 01

Il settantesimo anniversario della rivista Poliziamoderna rappresenta l’occasione per riflettere sui mutamenti politici, sociali e – dunque – normativi che hanno caratterizzato l’Italia dal secondo dopoguerra a oggi, colti con straordinaria sensibilità attraverso i contributi e gli approfondimenti in materia di diritto pubblicati nel corso degli anni. Fin dalle prime edizioni la Rivista è stata ispirata dalla finalità di divulgare le novità legislative, prestando allo stesso tempo grande attenzione al formante giurisprudenziale. Si è in questo modo posta in luce l’importanza del rispetto della legalità, cui deve necessariamente orientarsi l’operato degli agenti di pubblica sicurezza; si è peraltro sottolineata la centralità dell’informazione quale vettore cruciale per un’adeguata “formazione”, unico caposaldo della professionalità. Sotto tale ultimo profilo, particolarmente significativo appare uno dei primi articoli di taglio giuridico pubblicati sulla Rivista: nel contesto di una riflessione sul reato di oltraggio, si è infatti evidenziato che il pubblico ufficiale deve evitare di agire al di fuori delle competenze a esso attribuite dalla legge e di porre in essere atti che sconfinino in un eccesso di potere, dovendo altresì rispettare le procedure imposte dalle leggi e dai regolamenti; queste ultime, lungi dal rappresentare “vuoti formalismi”, sono infatti poste a salvaguardia dei diritti dell’individuo e, in particolar modo, della libertà personale. Si è veicolato quindi un messaggio di estrema importanza: da un lato, il rispetto delle forme prescritte per il compimento di un atto non deve essere riguardato come un inutile “orpello” rispetto alle finalità da perseguire nell’attività delle forze dell’ordine, bensì come uno strumento che permette di tutelare il cittadino e, al tempo stesso, di evitare che gli sforzi degli operatori risultino vani in ragione del mancato rispetto delle prescrizioni di legge; sotto altro profilo, si è evidenziato come il corretto agire del singolo contribuisca a tenere alto il prestigio dell’organo di appartenenza, evitando di ingenerare sfiducia nei confronti dell’intero corpo di polizia. Per tale motivo, moltissimi sono stati i contributi dedicati all’approfondimento delle norme del codice di rito e alle novità introdotte dal legislatore con riferimento, a titolo esemplificativo, all’istituzione della figura del giudice monocratico e all’introduzione delle investigazioni difensive, fino a giungere, più di recente, alla disciplina delle prove informatiche e all’istituto dell’ordine europeo di indagine. In considerazione, poi, degli ovvi riflessi che l’attività delle forze dell’ordine può esplicare rispetto alla libertà personale, si è dedicata grande attenzione alle norme in materia di arresto, adottando un approccio garantista nell’interpretazione delle stesse e contribuendo così a diffondere maggiore consapevolezza circa gli aspetti problematici della disciplina. Come si è già accennato, la Rivista ha dedicato grande spazio alla giurisprudenza di legittimità, sia attraverso il commento a sentenze particolarmente rilevanti, sia attraverso l’introduzione – a partire dagli anni Settanta – di raccolte di massime tratte da pronunce delle Sezioni semplici e delle Sezioni unite della Corte di Cassazione. Si è in questo modo indubbiamente partecipato alla concretizzazione della funzione nomofilattica, attribuita alla Suprema Corte dall’art. 65 dell’ordinamento giudiziario, cui è stato assegnato il compito di garantire “l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge” nonché “l’unità del diritto oggettivo nazionale”. L’attenzione della Rivista a tale fondamentale ruolo della Corte di Cassazione si è esplicata efficacemente, con la evidente e lodevole finalità di attenuare quel senso di lontananza dalla “giurisdizione” che spesso possono avvertire i protagonisti dell’applicazione concreta del diritto. In effetti, l’uniforme “interpretazione” della legge deve essere funzionale alla uniforme “applicazione” della stessa, non solo da parte della magistratura ma, ancor prima, ad opera delle forze dell’ordine e di tutti gli operatori giuridici, in quanto si fonda sulla necessità di garantire la certezza del diritto e, in definitiva, l’affidamento dei cittadini nella selezione delle condotte da porre in essere. Appare in questa prospettiva fondamentale l’impegno profuso dalla Rivista nella diffusione delle decisioni della Suprema Corte, con l’effetto di informare e aggiornare i lettori in relazione agli orientamenti giurisprudenziali formatisi nelle materie – quali circolazione stradale, armi e sostanze stupefacenti – di primario interesse nell’attività delle forze di polizia. Devono altresì sottolinearsi i riferimenti alla giurisprudenza di legittimità impegnata a esaminare forme di criminalità particolarmente insidiose, come il terrorismo, interno ed internazionale, e le associazioni di carattere mafioso, fornendo indicazioni puntuali sull’interpretazione della normativa – spesso di carattere emergenziale – introdotta per fronteggiare tali fenomeni. Anche in questo contesto, quindi, non si è mancato di prestare attenzione all’interpretazione giurisprudenziale, con approfondimenti dedicati al complesso tema del concorso morale nell’ambito dei reati associativi. Molti dei temi affrontati nel tempo non mancano poi di suscitare riflessioni ancora oggi: è il caso, ad esempio, dell’analisi delle proposte di legge presentate nei primi anni Settanta per la modifica del delitto di violenza carnale, nell’ambito della quale ci si sofferma sulla figura della vittima del reato auspicando un cambiamento nella percezione della stessa come “provocatrice” rispetto alla condotta delittuosa; o, ancora, delle considerazioni in ordine al ruolo del motivo religioso e culturale nella commissione del reato. In conclusione, va rimarcata l’attenta e scrupolosa sensibilità mostrata da Poliziamoderna alle tematiche più delicate e attuali che caratterizzano la tutela dei diritti fondamentali a presidio della nostra società, così da porsi come riferimento per gli operatori del diritto e come fondamentale strumento di diffusione della legalità. In tale solco si colloca certamente la rubrica “Giurisprudenza”, attualmente dedicata alla rassegna delle massime relative ai principi affermati dalla giurisprudenza e che, quindi, costituisce prezioso focus finalizzato alla già richiamata esigenza di attenuazione delle distanze tra la giurisdizione e l’applicazione concreta del diritto, cui Poliziamoderna ha sempre prestato particolare attenzione. Non senza rilievo, in proposito, è l’attenzione prestata dalla Rivista anche alle problematiche della tutela del cosiddetto fine vita e all’opzione ermeneutica incline a restringere la rifiutabilità dei trattamenti salvavita ai soli casi di opposizione iniziale alle cure. Si tratta di tema delicatissimo, che – a fronte dei ritardi del legislatore in materia – ha registrato il recente intervento della Corte Costituzionale, la quale ha ritenuto “non punibile ai sensi dell’articolo 580 cp a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. In tale ambito, pregevole si appalesa il contributo, pubblicato sulla Rivista, che ha svolto una analisi con una visuale più approfondita della tutela di soggetti deboli come gli anziani, la cui vulnerabilità è legata all’affievolimento delle capacità cognitive e relazionali; situazione questa che, al di là della naturale alterazione di organi e di apparati, conduce, di sovente, la persona ad avvertire il senso del proprio isolamento e della perdita di sé, in un contesto sociale caratterizzato, peraltro, dalla crisi delle istituzioni. La Rivista si è quindi occupata anche del tema più ampio della tutela penale dell’anziano nella società, in famiglia e nei luoghi di cura; tutela che vede la Polizia di Stato spessissimo impegnata in prima linea, per attuare quella necessaria prevenzione finalizzata ad evitare che si ripropongano casi di odiose aggressioni a soggetti che vivono la vecchiaia in solitudine, ignorati da una società proiettata verso l’individualismo e il bieco consumismo. Quanto agli approfondimenti più recenti, spiccano i contributi dedicati ad altri temi di attualità che destano maggiore allarme sociale e che sono spesso affrontati in maniera atecnica dalla stampa e dai media, interessati solo a fare audience, trascurando valori e diritti, come quelli della privacy, e fornendo dati imprecisi e dannosi anche per l’operato degli inquirenti. Un esempio in tal senso è rappresentato dall’inserto dedicato al reato di atti persecutori (stalking), nel quale sono stati analizzati in maniera puntuale gli elementi costitutivi della fattispecie, con ampi riferimenti giurisprudenziali, e sono stati illustrati gli strumenti – in particolare, il divieto di avvicinamento dei luoghi frequentati dalla persona offesa e l’ammonimento del questore – introdotti dal legislatore al fine di meglio tutelare la persona offesa e di prevenire che il reato sia portato a conseguenze ulteriori. Nello stesso ambito va pure segnalata la particolare attenzione al fenomeno attualissimo del cosiddetto cyberbullismo che, in ragione della normativa introdotta dalla legge n. 71/2017, vede ancora una volta la Polizia di Stato impegnata in prima linea nella lotta a tale forma odiosa di illecito, tanto che l’ammonimento del questore (art. 7 della citata legge) è considerata una misura monitoria di “diritto mite”, finalizzata, da una parte, a tutelare preventivamente la vittima dal perpetuarsi di condotte lesive della sua dignità personale e, dall’altra, a preservare l’autore dei fatti, in ragione della minore età, richiamandolo sul disvalore sociale dei suoi comportamenti. Di particolare interesse appaiono, inoltre, i contributi con i quali si è affrontato il tema del soccorso in alto mare e delle implicazioni relative al fenomeno dell’immigrazione: attraverso un’approfondita disamina degli accordi internazionali vigenti e della normativa applicabile, è stata chiarita la nozione di “porto sicuro” e sono stati delineati i confini della fattispecie di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla luce degli obblighi di salvataggio imposti dalle norme in materia, attraverso il ricorso ad un linguaggio tecnico ed imparziale che favorisce, ancora una volta, la diffusione dei contenuti a beneficio di quanti sono chiamati ad applicare la legge. Importanza cruciale costituisce l’informazione in tale materia, in ragione della presenza e dell’impegno quotidiano degli operatori della polizia di frontiera, che rappresentano un vero e proprio avamposto di legalità. Sempre prestando encomiabile attenzione ai temi che caratterizzano la società dei nostri giorni, Poliziamoderna ha pubblicato contributi sui delitti contro la dignità umana, così informando sull’evoluzione normativa e giurisprudenziale attenta a captare il crescente manifestarsi di forme di schiavismo del tutto nuove e, in particolare, di forme di criminalità organizzata transnazionale, finalizzate allo sfruttamento delle donne e dei bambini, nonché di una moltitudine di soggetti in stato di debolezza economico-sociale posti sul mercato del lavoro nero.

*consigliere Corte di Cassazione

24/10/2019