Cristina Di Lucente

Nuove frontiere investigative

Poliziamoderna ha intervistato Giuseppe Linares, direttore del Servizio centrale anticrimine, che ne ha spiegato il funzionamento

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Qual è lo scopo principale dello Sca?
Parliamo di un settore attivo da giugno 2018, che analizza i principali eventi criminali e censisce le operazioni di polizia giudiziaria sul territorio nazionale, non solo per avere dati fattuali della dimensione criminale del Paese, ma per svolgere un’analisi situazionale che diventi operativa. Le due fasi, quella di analisi e quella operativa, vengono svolte rispettivamente dalla 1^ e dalla 2^ divisione del nostro Servizio. Poniamo, ad esempio, la situazione concreta di tafferugli allo stadio e la conseguente scoperta da parte della Digos di frange della tifoseria collegate alla criminalità organizzata. L’azione dello Sca sarà quella di isolare le persone coinvolte, verificando che le categorie criminali del caso siano censite nella legge sulle misure di prevenzione, e di dare impulso alla locale divisione anticrimine per attivare la risposta del questore.  

In che modo il questore diventa il centro dei processi legati alle misure di prevenzione?
Dobbiamo pensare che ci troviamo ad attuare una legislazione che ereditiamo da Giovanni Falcone e da Pio La Torre, dove il questore è stato concepito come protagonista, un’autorità proponente al pari del procuratore antimafia. Il nostro Ufficio ha lo scopo preciso di custodirne le attribuzioni, di implementarle e incentivarle. Naturalmente questo esercizio di attribuzioni rappresenta nel contempo una grande responsabilità. Lo Sca, che si può considerare la “casa” delle misure di prevenzione, rappresenta  anche la “polizia dei questori”.

Qual è il ruolo delle linee guida in materia di misure di prevenzione personali?
Questo vademecum è il primo volume fatto dalla polizia per la polizia, un’applicazione pratica revisionata dai magistrati e da quattro questure coinvolte – Roma, Milano, Napoli e Palermo – oltre che dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione e dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive per gli aspetti di specifica competenza. Il documento, che ha la prefazione del segretario della Cassazione Giovanni Ariolli e del presidente dei ricorsi in Cassazione Franco Frattini, dovrà essere aggiornato negli anni, perché il mondo delle misure di prevenzione è in continua evoluzione. Per ciascun istituto giuridico preso in esame nel testo  – abbiamo 7 misure di prevenzione personali – viene riportata la normativa di riferimento, raccogliendo concetti che già esistevano in maniera parcellizzata. La nostra divisione è a disposizione per rispondere a qualsiasi quesito sui temi trattati, ed è dotata di strumenti virtuali per prestare assistenza a chi, sul territorio, ne abbia necessità, in maniera costante.

Si tratta di una nuova filosofia dell’investigazione?
Siamo di fronte a nuove modalità di applicazione delle misure di prevenzione, che possono essere utilizzate per contrastare la violenza di genere e su tutte le vittime vulnerabili. Pensiamo alla più classica delle misure: l’avviso orale. Esso può essere applicato alla “paranza dei bambini”, le bande giovanili motorizzate; in questo caso applicando l’avviso orale aggravato si può provvedere al sequestro del veicolo per soggetti con precedenti penali e che usano mezzi “truccati”. Nel decreto sicurezza ci sono anche i cosiddetti Dacur (Divieti di accesso urbani) che rappresentano l’interdizione a piazze, stazioni, aeroporti fino a 2 anni. Con il decreto sicurezza è possibile vietare ad esempio l’accesso degli spacciatori negli esercizi pubblici. L’ammonimento diventa uno strumento immediato da utilizzare contro lo stalking e la violenza domestica, ed è una modalità di prevenzione che agisce nell’immediato; a questo scopo le questure si stanno dotando di setting di ascolto per le vittime. Le misure di prevenzione vengono utilizzare in senso dinamico, vanno attualizzate e ponderate: questo meccanismo ci porta a entrare maggiormente nel sociale, nelle dinamiche del quotidiano.

Perché lo Sca è considerato un “occhio” sulle nostre città?
Perché parte dall’analisi dei “mattinali” delle questure, dalle fonti aperte. Lo Sca è anche una sorta di “angelo custode” del questore. Spesso l’attività frenetica delle questure fa sì che possano sfuggire una serie di provvedimenti che sono legati a una valutazione, ad esempio il ritiro delle armi subito dopo un ammonimento. Individuare esperti di analisi, di antimafia, dare indicazioni alla periferia su come istruire le richieste e supplire alle relative debolezze, dare assistenza ai questori, consapevoli che esiste una cabina di regia, un luogo dove si soddisfano le istanze sulle prassi da seguire: vuol dire creare una polizia di prossimità con provvedimenti fattuali, anziché semplicemente consigli verbali.

Quanto è importante avere degli skill particolari per lavorare presso lo Sca e le sue divisioni periferiche?
È necessaria una formazione culturale che implica un cambiamento di prospettiva. Abbiamo organizzato molti corsi sulle misure di prevenzione patrimoniali e personali, sulle indagini societarie, stiamo dotando l’amministrazione di banche dati di concerto con il garante per la privacy, per avere programmi di Osint (Open source intelligence) per controllare le fonti aperte e laboratori che facciano indagini di tipo sperequativo, comparando reddito dichiarato e reddito detenuto. È quindi necessario preparare i patrimonialisti, gli investigatori del futuro. È un mondo estremamente tecnico e complesso che necessita di una nuova generazione di funzionari che assumano il ruolo di investigatori-giuristi.

Da quale situazione parte questo Servizio?
Veniamo da una cultura, quella degli Anni ’70 e ’80, con una polizia giudiziaria fortemente incentivata e l’ordine pubblico come attività primaria, trascurando i pilastri attraverso i quali il questore è protagonista: la polizia amministrativa e l’anticrimine. Il testo unico sulle misure di prevenzione attribuisce infatti, al questore, il potere di delegare la polizia giudiziaria e, come varie questure hanno già codificato attraverso protocolli operativi, la Guardia di Finanza. Si sta innescando un percorso virtuoso anche con le procure, che sta portando a grandi forme di coordinamento. In occasione dello “Sca day” era presente, non a caso, il procuratore nazionale, per sancire questo accordo con i 135 questori della Repubblica.  ϖ

29/08/2019