Franco Gabrielli*

Fedeltà e rinnovamento

editoriale

Sono trascorsi quasi tre anni da quando tutti insieme, donne e uomini della Polizia di Stato, abbiamo “mollato gli ormeggi” per cominciare il percorso che ci ha condotto fin qui.

Perché, in fondo, la conduzione di una Istituzione complessa come la nostra ha tratti comuni con la direzione dell’equipaggio di una nave, in cui, pur programmando la rotta verso un approdo finale, non puoi prevedere i venti che incontrerai. 

Un tragitto le cui tappe più significative sono state documentate proprio dalle pagine di Poliziamoderna, che quest’anno compie 70 anni di vita, tutti passati a raccontare fatti e persone della nostra Istituzione, rappresentandone un forte strumento identitario. 

Consapevoli del monito di Lucio Anneo Seneca, “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”, la nostra meta l’abbiamo individuata da subito: una polizia civile, al servizio della comunità, severa con chi viola le leggi ma aperta all’ascolto dei bisogni della gente. 

Per realizzare questo modello siamo dovuti partire dalle fondamenta della Polizia di Stato, che il fisiologico decorso del tempo aveva reso obsolete. Dalle “radici”, come ha detto Sua Santità nel corso di una emozionante udienza che ci ha concesso a gennaio. Perché le azioni dei singoli, sebbene rimarchevoli e perfino eroiche, finiscono per essere velleitarie se non si inseriscono in una organizzazione capace di ricondurle a sistema. 

Lo ripeto spesso alla mia gente, nel mio incessante visitare gli uffici sul territorio nazionale: sono orgoglioso ogni volta che riusciamo a consegnare alla giustizia un latitante affiliato ad un’organizzazione criminale. Ma lo sono ancor di più quando riusciamo ad adottare iniziative per rendere più efficiente la nostra Amministrazione, perché ciò consentirà a chi verrà dopo di noi di poter disporre di una Polizia di Stato meglio organizzata e equipaggiata che potrà disarticolare intere strutture criminali.

Con questo spirito abbiamo convogliato molte delle nostre energie verso la riorganizzazione del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e delle strutture territoriali della Polizia di Stato. 

È stato un lavoro complesso e meticoloso che ha toccato tutti i gangli vitali della nostra Istituzione. Non c’è struttura territoriale o centrale che non sia stata toccata da questo processo innovativo. Abbiamo, inoltre, ridistribuito, secondo indici obiettivi elaborati con l’aiuto dell’Istat, l’organico della Polizia di Stato sull’intero territorio nazionale. 

Come un fiume carsico, dopo tre anni questo lavoro silenzioso quest’anno vedrà la luce ed entrerà in vigore nei prossimi mesi. E questo cambio di passo i nostri concittadini l’hanno percepito in pieno, sostenendoci nello spirito riformatore. Non passa giorno, infatti, in cui non legga lettere di Sindaci o rappresentanti delle comunità locali che auspicano l’apertura di un Ufficio della Polizia di Stato nel loro Comune, che rivendicano con forza maggiore vicinanza dei propri poliziotti.

Le conferme di questa rinnovata identificazione dei cittadini nelle loro Forze dell’Ordine arrivano anche dai risultati delle ricerche demoscopiche che pongono la Polizia di Stato in cima alle Istituzioni nazionali in termini di credibilità ed affidabilità. Ed anche le “statistiche” confermano la validità del lavoro fatto sin ora. Sono tanti i numeri che parlano della nostra attività quotidiana, da quello delle chiamate d’emergenza alle quali ogni giorno rispondiamo nel più veloce modo possibile per aiutare chi è in difficoltà, ad attività che magari non sono sotto agli occhi di tutti, ma che silenziosamente svolgiamo proprio in nome di quella sicurezza della quale siamo custodi. Un esempio su tutti quest’anno è quello relativo all’attività di prevenzione e repressione della minaccia terroristica proveniente sia dall’esterno, ma anche dall’interno dei nostri confini, e per la quale, proprio per quanto fatto nel corso del 2018, la nostra bandiera si fregerà della medaglia d’oro assegnata alla Direzione centrale della polizia di prevenzione. 

Ecco allora cari colleghi, al di là dei lusinghieri risultati in termini di prevenzione e repressione dei reati, cosa celebreremo questo 10 aprile 2019: i 167 anni di una Istituzione che pur rimanendo fedele ai propri valori ha saputo avviare un’azione di rinnovamento che la renderà efficiente per essere vicina e tutelare le future generazioni, nel perenne ricordo dei colleghi che in nome di questi ideali hanno sacrificato la vita.

*Capo della Polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza

08/04/2019