Linda Maggiori

Lavorare in bici

Sono in aumento i mestieri “a pedali” che contribuiscono a dare un forte impulso alla progettazione di città a misura d’uomo. E anche le questure mettono in campo le prime pattuglie di poliziotti ”ciclisti”

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Se un tempo, dall’arrotino al falegname, dal lattaio al cordaio e al cantastorie lavoravano in bici portandosi appresso tutti gli attrezzi del mestiere, ma viene da farsi qualche domanda: in 100 anni siamo progrediti o regrediti? La risposta non è scontata, se guardiamo il traffico nelle ore di punta, spesso con un solo conducente per ogni abitacolo, se pensiamo allo smog che soffoca le nostre città.

Ma oggi la crisi economica e ambientale sta riportando in voga questa modalità di spostamento. Bici e cargo bike non hanno restrizioni nelle Ztl e nelle zone pedonali, non hanno bisogno di una patente di guida, non generano inquinamento acustico né emissioni e possono facilmente essere attrezzate per la ciclologistica, lo street food o altri mestieri.

Letture in circolo
«Cinque anni fa ho chiuso la mia libreria per via della crisi economica, della crisi della lettura e per la concorrenza delle vendite on line», racconta Luca Santini di Librisottocasa, la prima libreria a pedali di Milano e d’Italia. «Ho trovato la formula del commercio itinerante, che mi permetteva di tagliare i costi fissi, principalmente quelli dell’affitto, ma non volevo usare mezzi a motore». Prima con bici e carrellino, poi con una cargo bike a tre ruote, Luca ha così iniziato a fare il libraio a pedali. «I clienti mi chiamano e io recapito a casa il libro, con la possibilità di scambiare pareri, consigli – dice – Sono inoltre invitato a presentazioni, festival, concerti, incontri ... ...


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04/03/2019