Annalisa Bucchieri

Cambio di strategia

Prevenire è meglio che curare. Vale in medicina quanto in materia di sicurezza. Tutti gli esperti criminologi sostengono che bisogna investire nella prevezione del reato tanto quanto nella sua repressione. Nell’ambito delle forze di polizia, il concetto di prevenzione è sempre stato inteso come prevenzione del fatto. Impedire cioè che un fatto letale e violento per l’incolumità dei cittadini e la stabilità dello Stato si verifichi. Un’abilità che il nostro Servizio antiterrorismo ha dimostrato di avere in innumerevoli occasioni pur rimanendo nell’ombra. Perché ciò che non accade non fa clamore, neanche se si tratta di un attentato sventato. 

Al giorno d’oggi, però, la natura particolare della minaccia estremista di matrice jihadista ha costretto gli investigatori a spostare l’attenzione dal fatto al suo autore, inducendoli a studiare e analizzare le condizioni che portano una persona a compiere un massacro, a rimanere silente per anni per poi esplodere in una violenza inaudita. L’ Antiterrorismo sa che attualmente interrogarsi su cosa fare per sventare un attentato non basta. Bisogna iniziare a pensare come evitare che un soggetto si trasformi in un jihadista stragista, prevenire, quindi, la radicalizzazione e, quando questa sia ormai avvenuta, intervenire per  disinnescarla. 

Siccome oltre alla piazza virtuale del Web le carceri sono diventate i luoghi più fertili del proselitismo jihadista, Poliziamoderna ha chiesto al massimo esperto in campo della Polizia di Stato, il direttore del Servizio per il contrasto del terrorismo e dell’estremismo esterno, Claudio Galzerano, di raccontare i nuovi modelli investigativi messi in atto all’interno dei penitenziari. Si tratta di un lavoro di squadra attivato con il Nucleo investigativo carcerario del Dap che si avvale anche delle esperienze analoghe negli altri Paesi e dello scambio di informazioni specifiche sul fenomeno tra intelligence europee. Complementare a questa attività è quella di disingaggio del soggetto ormai indottrinato dai cattivi maestri. Per questo dedichiamo un focus ai protocolli di deradicalizzazione e a un progetto lungimirante e illuminato che prevede il coinvolgimento attivo delle madri degli jihadisti nell’opera di disingaggio dall’estremismo. Un omaggio non retorico, nel mese di marzo, al sapere femminile che può cambiare il mondo. In meglio. ϖ

04/03/2019