Annalisa Bucchieri e Luca Scognamillo

Le nostre parole

Cosa comporta l’etica della responsabilità per chi veste la divisa. Ci aiutano a capirlo alcune frasi-chiave

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Le parole aiutano a riflettere, a esprimere i nostri sentimenti, ad aprire un dialogo con gli altri, ad ancorare a un nome l’essenza dei nostri pensieri. Mentre  le usiamo ci guidano come l’ago di una bussola indicandoci la direzione giusta. Perciò desideriamo offrirvi una sorta di dizionario che accompagni il racconto dell’attività della Polizia di Stato nel nuovo anno. Una specie di cassetta degli attrezzi per la mente che ci aiuti a costruire l’etica della responsabilità (come la enucleò il filosofo Max Weber), cioè l’etica di chi decide e agisce non riferendosi esclusivamente a principi assoluti o astratti bensì tenendo sempre presente le conseguenti ricadute sulle persone. In un’epoca appiattita sul presente da egoismi e miopie generazionali, in una società fluida e globalizzata dove qualsiasi nostro atto ha un influsso più o meno diretto sugli altri (senza che ce ne accorgiamo immersi come siamo nella smaterializzazione delle relazioni umane) porsi la questione dell’etica della responsabilità è un’urgenza. Un’urgenza che pertiene non solo alla politica ma anche a chi è preposto a gestire la forza per garantire il bene primario della sicurezza. 

Identità civile, nuovi distintivi, soccorso pubblico, polizia dell’ascolto, responsabilità verso i giovani, vittimologia, percezione della sicurezza, turnover, capitale umano, sono i mantra che il capo della Polizia, Franco Gabrielli, in molte occasioni ha ripetuto e sviscerato riferendosi all’etica della responsabilità sia verso i cittadini che verso gli appartenenti. Interno ed esterno, fodera e panno, facce della stessa divisa. 

La polizia al servizio dei cittadini
La responsabilità di chi veste la divisa si concretizza nel sentirsi al servizio della comunità, nell’interpretare il proprio ruolo in sintonia il più possibile con la società, concetto simboleggiato nei nuovi segni distintivi, che sostituiscono le stellette militari non per pura formalità, ma per ribadire l’identità civile della Polizia di Stato maturata con la Riforma del 1981. Un passaggio epocale che attenuò la funzione di corpo separato della polizia (cioè “l’alto” che pure permane nel fatto di essere gestore del monopolio della forza) per instradarlo a diventare mezzo di ascolto.

L’attenzione alla percezione  della sicurezza 
L’ascolto, però, si complica in un mondo dove la comunicazione esasperata tende a parlare alla pancia, contribuendo a generare uno sfasamento tra percezione della sicurezza da parte dei cittadini e realtà effettiva, tanto che si è voluto distinguere lessicalmente la sicurezza rilevata da quella percepita: la prima è quella delle statistiche, che negli ultimi anni indica un decremento; diminuiscono i gravi reati, gli omicidi, le rapine perfino quelli di natura predatoria. La seconda, invece, ci consegna un Paese impaurito. «Per intendere questa contraddizione – spiega il capo della Polizia – basti pensare come le statistiche pongano al vertice delle preoccupazioni gli attentati terroristici, mentre a tuttora, nel nostro Paese, non è avvenuto nulla di tutto ciò. Siamo in una condizione di paura globale, dove l’attentato del Bataclan o quello all’aeroporto di Bruxelles sono avvertiti come vicini alla nostra vita. Perciò insisto con i questori e i nostri dirigenti, affinché non sottovalutino il tema della percezione, perché è esiziale non entrare in sintonia con i bisogni della gente. Se ci sono quartieri degradati al limite tra illegalità e criminalità, il problema va aggredito a prescindere dalla presenza di altre urgenze. Il rapporto con le comunità è il requisito fondamentale per chi è chiamato a garantirne la sicurezza, evitando la superficialità in casi, come ad esempio quello dello stalking, dove occorre particolare attenzione alle donne, affinché la denuncia non cada nel vuoto. Il nostro peggiore delitto è la perdita di credibilità come presidio di legalità, presso le comunità». 

La crisi economica e il “risparmio”sulle forze dell’ordine 
Tuttavia, sicurezza è un concetto complesso, composto da ciò che per i tecnici è sicurezza strategica, quella propriamente demandata alle forze di polizia, insieme alla sicurezza economica e sociale che in un Paese come il nostro, che sta invecchiando e dove si è ancora dentro la faticosa recessione iniziata nel 2008, pesa sempre di più ed ha gravi effetti. «Un risvolto della crisi si può leggere nei grafici, relativi al periodo 2011-13, delle risorse destinate alla gestione del nostro settore – spiega Gabrielli – lì c’è stato un enorme scostamento tra le nostre richieste e le concessioni (attorno ai 700 mln). Ciò ha comportato meno auto, meno attrezzature, meno tutto. Oggi la gente si sente vittima di questa situazione complessiva e ha paura per la propria condizione economica e per le certezze sociali. In merito sono illuminanti le considerazioni del Censis riguardo la cosiddetta promessa mancata: si è incrinato quel patto che ha retto questo Paese nel susseguirsi delle generazioni. La mia generazione aveva la sicurezza che sarebbe vissuta meglio dei padri, mentre oggi tale prospettiva manca, anzi c’è la certezza esattamente contraria: i figli vivranno una condizione peggiore di quella dei padri. Ciò innesca il meccanismo di precarietà, di incertezza, alimento della paura».

La polizia per le nuove generazioni 
In controtendenza la Polizia di Stato ha incrementato l’impegno verso i giovani, con una serie di iniziative di grande impatto legate all’utilizzo senza pericoli del Web. Nel corso degli ultimi anni si sono moltiplicate le attività di indagine e repressione di fenomeni quali il cyberbullismo, l’hate speech, la pedopornografia on line, il furto d’identità, rafforzate dall’attività di prevenzione attraverso campagne di comunicazione. Siamo ormai alla 3a edizione di Cuori connessi e alla 6a di Vita da Social. Inoltre attraverso i concorsi rivolti agli studenti in partnership con il Miur, un Poliziotto un amico in più, ora evolutasi in Pretendiamo legalità, Narratori in divisa e non di Poliziamoderna, e attraverso alcuni prodotti editoriali home made, come Il mio Diario o l’ultimissimo nato il poliziesco a fumetti Il Commissario Mascherpa (ogni mese sulle nostre pagine), la Polizia di Stato ha aperto un dialogo con i ragazzi rendendoli sempre più compartecipi nella costruzione della legalità.

La responsabilità della difesa dei cittadini
Molto si è discusso ultimamente sulla nuova regolamentazione della legittima difesa, con proposte che prevedessero una più facile accessibilità alle armi. Ma ci tiene a precisare il prefetto Gabrielli: «I nostri uomini e le nostre donne hanno come “mission” la difesa dei cittadini. Continuo a ritenere che l’uso legittimo della forza debba rimanere in capo a chi ha questa responsabilità istituzionale. Aggiungo che in questo Paese il problema non è quello di permettere ai cittadini di difendersi da soli ma quello di avere pene certe, con processi giusti e veloci. Non si riesce a colpire il substrato di della criminalità diffusa, pervasiva, quella che incide profondamente sulla vita delle persone e che impropriamente viene definita “micro”. Credo che oggi dovremmo tenere in galera i delinquenti e controllare i sospetti, garantendo alle forze dell’ordine di essere laddove i cittadini ci vogliono vedere. Purtroppo dal 2010 c’è stato un blocco del turnover che ha significato essere circa 20mila in meno e con l’età media che veleggia tra 49 e i 52, e, oltretutto, con la pretesa di trovarci ovunque. Le decisioni sui tagli hanno avuto conseguenze negative e ora, per poterle riparare occorrerà molto più tempo e lavoro di quanto ci sia voluto ad assumerle. Purtroppo in Italia c’è stata una stagione dove i media raccontavano come il rapporto tra cittadini e operatori della sicurezza fosse il più alto d’Europa. Peccato che in Italia abbiamo le quattro organizzazioni criminali più pervasive del mondo, con la ‘ndrangheta al top; peccato che abbiamo avuto il terrorismo interno più complicato e pericoloso; peccato che la legge morale non è dentro di noi ma fuori di noi e ci voglia qualcuno che, ogni tanto, ci batta sulla spalla ricordandoci che la legge va rispettata. C’è dunque la necessità della presenza di qualcuno in divisa che ci protegga, più di altre ricette».

La ripresa dei concorsi e il turnover
Rispetto al picco negativo di risorse di qualche anno fa per fortuna ora si registra una controtendenza. Nell’ultima legge di bilancio il gap è di poche decine di milioni e per i bisogni delle forze dell’ordine si prospetta un deciso miglioramento. Grazie ad essa si è potuto sbloccare il turnover, compensando con le assunzioni quanti vanno in pensione. «Certamente per porre rimedio ai danni ci vorrà tempo. Significa arruolare, preparare, formare – commenta il Capo – come già stiamo facendo. Trovo sia un bel segnale che abbiamo ripreso ad assumere dalla vita civile. Con i due concorsi per ispettori e funzionari abbiamo avuto livelli molto alti. Mentre il Paese ha difficoltà ad assorbire le alte professionalità, noi siamo ben lieti di accogliere donne e uomini con profili culturali molto importanti. Abbiamo preteso fortemente che anche gli agenti posseggano il titolo di scuola media superiore. Nell’ultimo concorso per 1.148 posti su 80mila domande c’erano quasi 11mila laureati e oltre 60mila diplomati. Vivo con particolare entusiasmo la grande qualità di questi giovani: è rassicurante, per la prospettiva del Paese e nella gestione della sicurezza, il rilevante accrescimento di livello culturale. La cultura è decisiva per chi è chiamato a stabilire rapporti con i cittadini a intercettare i loro bisogni». 

Più cultura, più qualità
«Quando, molto spesso, mi sposto in aereo  – racconta Gabrielli – non giro con le carte d’ufficio, ma porto con me un libro di saggistica o di storia. La cultura fa la differenza, ne sono un convinto assertore. Non per ostentarla ma perché ti rendere libero, affrancandoti dalla dipendenza, dal dover ricercare il giudizio di plauso conformista, del mainstream. Tutto ciò che si fa, e qui parlo della mia amministrazione, per accrescere la cultura è un investimento straordinario. Poliziamoderna, con cui per il secondo anno ho partecipato alla fiera Più libri più liberi ed è presente nei maggiori saloni dell’editoria del Paese, porta avanti questo filone culturale da tempo, facendolo convivere con gli approfondimenti giornalistici. Inoltre la Rivista e i suoi prodotti librari – non ultima l’innovativa iniziativa del fumetto Il Commissario Mascherpa – veicola solidarietà concreta abbinandone la vendita al Piano Marco Valerio»

Il valore della formazione 
Un’altra parola chiave per un futuro migliore è formazione. L’investimento nella formazione che ha segnato il passo è stata la fondazione della Scuola di ordine pubblico a Nettuno, voluta dall’allora capo della polizia Antonio Manganelli, che con lungimiranza ha visto in un percorso di studio, ricerca e didattica la via più efficace e duratura per ricucire lo strappo doloroso del G8 tra Polizia di Stato e società civile. Questo percorso ha portato, proprio lo scorso anno, a introdurre le donne in attività di ordine pubblico in prima fila a fianco dei colleghi uomini, perché l’elemento femminile aiuta a stemperare le tensioni e gli atteggiamenti violenti e predispone al dialogo con i manifestanti. L’uso legittimo della forza è sempre extrema ratio e va esercitato al servizio e a protezione dei cittadini.

La vittimologia ovvero la polizia dell’ascolto
«La polizia dell’ascolto preesiste al mio incarico – precisa Gabrielli – ma è un sentimento che mi appartiene e che voglio rafforzare. Stiamo sviluppando una sempre maggiore attenzione alle vittime in progetti come Chirone, il centauro che meglio di altri era in sintonia con le sofferenze umane. Su questo fronte ci sentiamo avanguardia: si pensi a come nel nostro codice di procedura penale, la parola giudice ricorra più di mille volte, imputato oltre 500, mentre la parola vittima compare solo una volta. Questo è il segno della poca attenzione riservata a chi subisce un reato. La nostra Amministrazione sta aumentando la soglia di sensibilità verso le vittime: si pensi alla violenza di genere, per la quale abbiamo pensato la campagna Questo non è amore dove la repressione dell’odioso crimine si accompagna all’assistenza alle donne vittime; oppure agli operatori della polizia stradale quando, trovandosi a comunicare il decesso ad un parente, partecipano empaticamente alla sua sofferenza. Quando vado nelle scuole di polizia oltre a invitare allo studio, sottolineo sempre la necessità di non perdere l’umanità, di comprendere e rispettare la dignità della persona, anche quella di chi delinque».

Il soccorso pubblico 
La Polizia di Stato è l’unica forza dell’ordine ad avere nel suo stemma araldico le due torce del soccorso pubblico. Le capacità umane e la prossimità come vocazione all’aiuto sono connaturate nell’attività dei poliziotti. Nel corso della storia italiana, costellata da terribili calamità, quei tanto odiati “celerini” sono stati i primi ad accorrere per tirar fuori dalle macerie i corpi seppelliti dal terremoto in Irpinia, così come nei recenti ultimi eventi sismici nell’Italia centrale, quando insieme alle unità cinofile non hanno mai smesso di cercare superstiti. E se sono famose le immagini delle guardie con gli impermeabili lunghi e le barchette pronti a portare all’asciutto e sfamare le popolazioni alluvionate del fiorentino nel ’67, pochi sanno del pietoso e durissimo lavoro sommerso dei nostri sommozzatori sul relitto della Concordia. Tra i più recenti interventi quello dello stradalino che con paterna severità cercava di convincere gli automobilisti ad abbandonare le auto sul Ponte Morandi per mettersi in salvo, ci ricorda che la stoffa di cui è composta quella divisa è 100% professionalità e 100% umanità. è la formula d’oro sulla quale insiste spesso il capo della Polizia: «Il profilo più identitario è la nostra umanità: essere persone portatrici di valori. L’etica delle conseguenze deve essere alla base del nostro agire. La conservazione o la dilapidazione dei nostri patrimoni discende dai nostri comportamenti». 

L’esercizio etico del potere gerarchico
La polizia dell’ascolto come modello va promosso, secondo Gabrielli, non solo verso l’esterno ma anche verso l’interno, cioè verso gli uomini e le donne che vestono la divisa. Ciò comporta l’esercizio del proprio ruolo apicale non non come ruolo di comando tout court, bensì di guida responsabile di oltre 90mila persone, al pari di un direttore di orchestra. Ciò significa riequilibrare il rapporto alto-basso, stimolando e ascoltando il lavoro della base, perché come ama ricordare Gabrielli anche nel lavoro investigativo le ottime intuizioni non dipendono dalla qualifica. Nella frase «senza il vostro lavoro non ci sarebbe la mia direzione» o in quella «più si sale nella scala del comando più si dipende dai propri collaboratori» c’è il succo di chi interpreta in maniera umanistica la funzione di potere assegnatagli. Lo attestano le ormai centinaia di visite sul territorio durante le quali il capo della Polizia va a trovare i poliziotti e le poliziotte, quest’ultime sempre più presenti con pari opportunità di progressione in carriera. «Oggi abbiamo oltre 15mila donne e il 25% della dirigenza è femminile – afferma con orgoglio Gabrielli – e recentemente abbiamo superato l’ultimo tabù, quello dei Reparti mobili, dove oggi presta servizio la prima dirigente donna. Da noi le donne non sono orpelli da esibire nelle grandi occasioni ma persone che si impegnano con determinazione nel nostro complicato lavoro quotidiano e con quelle specifiche capacità femminili atte a superare le discriminazioni di una società a misura maschile e ad affermarsi in essa. È il vero completamento della Riforma».

La cura del personale
Etica della responsabilità significa anche aver cura dello stato di salute e benessere del personale, come testimonia il progetto di sorveglianza sanitaria. Inoltre un segno tangibile di questa attenzione è anche l’implementazione dei progetti del Fondo assistenza per il personale della ps. Il Piano Marco Valerio sta aiutando circa 2.000 famiglie con figli affetti da malattie pediatriche gravi, mentre ci sono borse di studio per gli orfani delle vittime del dovere, attività sportive e ricreative agevolate, fino a progetti di solidarietà e volontariato che valicano gli ambiti interni per dare la gioia di godere il mare d’estate a cittadini con handicap di mobilità. È il bellissimo caso di Tutti al mare sulla spiaggia salentina di San Foca.  
Questo e molto altro significa concretamente investire per far crescere il proprio capitale umano, anzi il capitale umano della sicurezza di tutti i cittadini.

31/01/2019