Giovanni Aliquò*

L’ammonimento per atti di cyberbullismo

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1. Premessa
Il potere dei questori di ammonire i responsabili di atti di cyberbullismo rappresenta un importante passo avanti nella lotta contro questo odioso fenomeno. Fatti più o meno gravi di cui hanno trattato le cronache dimostrano con evidente chiarezza quali incontrollabili e pericolosi effetti possano discendere da tali atti. 

La prevaricazione e l’abuso emotivo minano l’autostima e quindi anche la serenità della vittima, specie se essa è minore. L’esposizione alle offese e al dileggio (quando non addirittura a vere e proprie istigazioni anticonservative), protratta nel tempo e con le potenzialità diffusive degli strumenti telematici, informatici e dei social network dinanzi alla comunità di “amici” di cui la persona fa parte, si traduce in un’ingiusta e insopportabile sofferenza, specie quando la personalità del giovane è nella fase di sviluppo e dunque la vittima è più vulnerabile alle vessazioni.

2. La legge n. 71/2017
La legge n. 71/2017, introdotta per la lotta al fenomeno, esalta l’approccio multidisciplinare e multifattoriale alla prevenzione culturale e sociale al cyberbullismo che definisce come “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

La medesima legge, ribadendo di fatto il ruolo di “Autorità di prevenzione sociale” del questore – ruolo che già con i decreti legge n. 11/2009 (prevenzione atti persecutori) e n. 93/2013 (prevenzione delle violenze domestiche) era emerso e che ben si integra con quello più tradizionale di Autorità di pubblica sicurezza – gli attribuisce il potere di ammonire i minori degli anni diciotto (ma di età superiore agli anni quattordici) che si rendano responsabili di determinati atti di cyberbullismo nei confronti di altri minori.

In particolare, l’articolo 7 della legge n. 71/2017 configura l’ammonimento in parola come una misura monitoria di “diritto mite”, finalizzata a tutelare preventivamente la vittima dal perpetuarsi di condotte lesive della sua dignità personale, ma anche a preservare l’autore dei fatti, in ragione della minore età, da un eventuale processo penale, richiamandolo sul disvalore sociale dei suoi comportamenti. 

Questo approccio – che lascia più facilmente aperta la strada a esiti conciliativi – potrebbe risultare conveniente anche per la stessa vittima: una delle remore che spesso possono frenare l’approccio a una soluzione istituzionale contro gli abusi dei cyberbulli, infatti, è quella di una ritenuta sproporzione tra i fatti patiti e lo strumento penale, anche avuto riguardo all’esposizione che da esso deriva per la vittima stessa e per gli effetti di ... ...


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08/01/2019