Roberto Donini e Cristiano Morabito

Radici del futuro

I 50 anni dell’Anps, tra la memoria dell’identità, il rinnovamento della polizia e l’impegno civile

pp 10-18

La nascita dell’Associazione nazionale guardie di pubblica sicurezza (Angps) avviene in una fase decisiva della storia nazionale. È il 1968, culmine del boom economico e inizio di nuove radicali trasformazioni nella società e nella cultura italiana. È anche un periodo di grande innovazione per il Corpo delle guardie di pubblica sicurezza da parte di Angelo Vicari, uno tra i capi della Polizia più importanti nella storia della polizia italiana. L’idea di un’associazione solidaristica di appartenenti e pensionati si inserisce pienamente nel disegno di modernizzazione del Corpo il cui chiaro indirizzo è “La Polizia al servizio del cittadino”. Vicari sostiene l’iniziativa partita, a metà degli Anni ’60, da un nucleo di ufficiali cresciuti alla Scuola di formazione di Tivoli. Provenienti dalla Polizia dell’Africa italiana, avevano attraversato la terribile esperienza della guerra e la vessazione nazista nella Roma città aperta, maturando il progetto di un’organizzazione associativa capace di gestire l’idealità e la tradizione della polizia italiana, oramai consolidata nelle radici democratiche della giovane Repubblica. Il primo passo è del giugno 1968, quando il ministro dell’Interno, Paolo Emilio Taviani, inaugura la sede in via Statilia 30, a Roma presso la caserma del Raggruppamento, mentre è il 30 settembre il giorno storico di sottoscrizione dello Statuto e dell’elezione degli organi rappresentativi dell’Angps.

Crescita e radicamento     
È l’ultima nata delle associazioni combattentistiche e d’arma – quella dei Carabinieri era nata nel 1886 anche se istituzionalizzata solo nel 1957 – ma da subito gode della tutela del ministero dell’Interno, fregiandosi della presidenza onoraria del capo della Polizia e ciò le permette un rapido insediamento sul territorio nazionale. Il primo presidente, il tenente generale Luigi Cerquozzi, insieme al primo consiglio nazionale, possono avviare l’opera di radicamento nazionale con l’immediata costituzione di 31 sezioni operative. Questa rapida crescita raccoglie il bisogno di tanti pensionati di proseguire il legame con l’Istituzione, per rinnovare la memoria di quei valori e dell’impegno civico maturati nei lunghi anni di servizio. Quella prima generazione di fondatori cerca di intervenire sui disagi e le sofferenze del personale, che dopo il travaglio della guerra aveva affrontato i sacrifici della ricostruzione del Paese e, perciò, l’Associazione nei primi anni di vita diviene anche punto di riferimento per servizi in materia fiscale, pensionistica e assistenziale.

Il simbolo più alto della memoria
Il medagliere, il drappo con le varie decorazioni alla polizia che l’Associazione è autorizzata, dal ministero dell’Interno (art. 3 dello statuto del 30/9/1968), a esporre nelle manifestazioni ufficiali è, forse, l’elemento simbolico più forte che caratterizza il ruolo di continuità storica del corpo e tra le generazioni di poliziotti in servizio e in pensione. Purtroppo, proprio nel tragico decennio successivo alla nascita dell’Angps, quel simbolo si riempie di decorazioni alla memoria dei tanti caduti, ma proprio in quei frangenti il sodalizio non solo rafforza il legame identitario interno, ma inizia a radicarsi nel territorio ricordando nelle scuole e con l’intitolazione di targhe e monumenti il profilo di coloro che si sacrificarono per la difesa della democrazia. 

La riforma e il volontariato
Con la riforma del 1981 e la nascita della Polizia di Stato, l’Angps muta denominazione in Associazione nazionale della Polizia di Stato. L’Anps riprende dalla vocazione modernizzante della riforma il suo intento originario di consolidare il rapporto tra polizia e società, anche perché, a metà degli Anni ’80, si attenua il fenomeno terroristico pur profilandosi il pericolo delle varie mafie. In questo contesto si giunge nel 2004, alla nascita del Gruppo di Ivrea quale prima organizzazione di volontariato sociale, con il coinvolgimento di cittadini esterni all’Amministrazione. Con rapidità, i gruppi si moltiplicheranno per impegnarsi in varie attività solidaristiche: dall’assistenza durante grandi eventi, alla collaborazione con onlus e altri enti di volontariato, all’organizzazione di manifestazioni di beneficenza, alla protezione civile. Sono cresciuti in poco più di un decennio 29 gruppi di volontariato che offrono all’impegno sulla legalità, anche in provincie difficili, un contributo concreto ed esemplare. Perciò la medaglia d’argento al Merito civile conferita all’Anps dal presidente della Repubblica nel 2006 per le “innumerevoli iniziative di solidarietà e volontariato…”  e in particolare per “encomiabile dedizione e generoso altruismo, (con cui) si sono prodigati nell’attività di soccorso di persone colpite da calamità naturali e nell’assistenza a persone sofferenti e a famiglie disagiate”, è riconoscimento di particolare orgoglio per il lavoro dell’Associazione.

I prossimi 50 anni
Custodi delle radici, ma sempre più presenti nella società: è questo il bilancio dei 50 anni dell’Associazione che traccia il suo presidente, Claudio Savarese, sottolineando il valore di continuità: «le persone non ci saranno, purtroppo ci lasceranno, ma rimarrà l’Istituzione, per proiettarsi nel prossimo mezzo secolo. Siamo nati nel 1968 per rafforzare l’unità e l’appartenenza tra coloro che erano in pensione e chi era in servizio, ma poi ci siamo aperti a simpatizzanti esterni attraverso l’impegno nel volontariato».
Nel presentare la medaglia celebrativa dell’anniversario Savarese evidenzia la presenza di due elementi: «San Michele Arcangelo patrono della Polizia di Stato che protegge anche l’Anps e la paritaria presenza di un uomo e di una donna, perché nella nostra Associazione siamo tutti uguali». Infine, riguardo la presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla manifestazione del 30 settembre a Ostia dice «Ha accettato con entusiasmo ed è la prima volta che un presidente della Repubblica è presente alla manifestazione ufficiale di un’associazione come la nostra; per noi è motivo di orgoglio e di rinnovato impegno». 

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Solidarietà su due ruote
24 agosto 2016: un sisma di magnitudo 6 squarcia la terra della Valle del Tronto, portando via con sé vite e distruggendo molti paesi del centro Italia. Una ricostruzione che, a poco più di due anni di distanza, stenta a decollare e, nel frattempo, le località colpite si spopolano e le attività, molte delle quali a vocazione turistica, chiudono. Un’intera area in ginocchio anche economicamente: gli aiuti dall’esterno non bastano e, spesso, non vengono ripartititi equamente. “Cosa fare?” è quel che si sono chiesti in  molti, tra i quali anche Carmelino Marchegiani, socio Anps della sezione di Pescara, ex ispettore superiore della Stradale e una passione per le moto. Ed è stata proprio questa passione ad ispirare il responsabile del “Gruppo motociclisti” dell’Anps: «Volevamo fare qualcosa di concreto, non solo portare una “solidarietà a parole” – racconta Marchegiani – Con il gruppo spesso organizziamo dei giri turistici. Stavolta, siamo partiti in 60, con 50 moto: invece di organizzare la solita raccolta fondi, abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso per aiutare queste popolazioni che, da qualche anno, vivono una condizione disagiata a causa del terremoto che si è portato via vite, case e imprese commerciali che da allora sono rimaste chiuse o hanno riaperto con difficoltà, soprattutto in posti in cui il turismo permetteva loro di vendere i prodotti tipici. Ebbene – continua l’ex ispettore – abbiamo scelto un posto non tra i più conosciuti: Campotosto (AQ). Durante il nostro tour, abbiamo comprato prodotti tipici nei negozi del paese, consumato nei bar e mangiato ai ristoranti. Quando abbiamo contattato il sindaco per dirgli che saremmo venuti quel giorno in tanti, era quasi incredulo e anche felice che qualcuno si fosse ricordato di un piccolo centro. Durante la mia carriera, quasi tutta nella polizia stradale – conclude Marchegiani – ho assistito a incidenti tra i più cruenti, così come, in occasione del sisma dell’Aquila, quando ho lavorato per il ripristino della viabilità, ma ho sempre cercato di mantenere un certo distacco. Stavolta, invece, non è stato così: quando ho visto tutte quelle macerie e quelle persone che, nonostante tutto, cercavano di ritirarsi su, l’emozione mi ha preso… eccome!». 
Luca Scognamillo

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Termini, una casa per molti
Essere parte dell’Anps senza essere mai stato un poliziotto: è la storia di Carmine De Santis, autista privato nella vita, ma anche attivista nel mondo del volontariato da anni, che ha portato il suo bagaglio di solidarietà anche all’interno dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato. Inserito nel gruppo “Roma1”, per molti anni ha passato tante notti tra i “dimenticati” della stazione Termini di Roma.
«Dal 2009 abbiamo intrapreso questo lavoro con l’Anps, insieme alla Comunità di Sant’Egidio e a Suor Paola, con la quale da anni sono in contatto e ho iniziato a fare volontariato – racconta Carmine – Insieme ad altri colleghi, provenienti da esperienze diverse, abbiamo unito le nostre forze portando questo particolare know-how all’interno dell’Anps. La nostra attività alla stazione Termini è iniziata quasi per caso ed è durata fino al 2016, coinvolgendo tanti volontari dell’Associazione: circa 80 che, in gruppi giornalieri di circa una decina, ogni notte, con appuntamento all’ingresso di via Marsala, mettevano in campo una macchina di solidarietà importante per tutte quelle persone che hanno fatto di Termini, e altre stazioni, la propria casa. Un pasto caldo, dei vestiti, delle coperte o, semplicemente, una parola di conforto era quel che noi fornivamo a persone dalle origini sociali più disparate: dal clochard che da sempre vive in questa condizione, a chi si è dovuto adattare a vivere per strada perché ha perso il lavoro o perché, a causa di una separazione “cruenta”, non può più permettersi un alloggio per poter pagare gli alimenti alla ex moglie. Sono tante le storie che si incrociano in quel luogo – prosegue il volontario – ma, in tutti questi anni, ce ne sono state un paio che più mi hanno colpito. La prima, quella di un ragazzo che pensavamo fosse un barbone non italiano e che, invece, “viveva” a Roma ma aveva la propria famiglia a Cagliari, alla quale inviava costantemente quel poco che riusciva a racimolare tra elemosine e piccoli lavoretti; un’altra, invece, quella di un signore che, persa una pesante causa di divorzio, aveva fatto della stazione Termini la propria casa dalla quale ogni mattina partiva per andare a vedere i propri figli, accompagnati dalla ex moglie, entrare a scuola, ma restando un po’ in disparte perché si vergognava di farsi vedere da loro con una camicia così sporca. È un’attività che ti porta a contatto con gente di ogni tipo, dove, però, la costante è quella di un disagio profondo, ma anche, spesso, quella di una inaspettata dignità. All’inizio non fu facile avvicinarsi a questo mondo, proprio a causa della divisa che portiamo addosso; spesso ci siamo sentiti dire: “Ma la polizia non è quella che arresta la gente?”. Ecco, anche se attraverso l’Associazione, portare un messaggio diverso, ossia che la polizia non è solo quella che arresta ma, soprattutto, è quella che corre in soccorso della gente, è stato importante».

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Foulard cremisi
“Poliziotti per sempre”, questo è il fil rouge che unisce gli oltre 30mila soci dell’Anps. Ma c’è un altro concetto che rende questa particolare Associazione ancora più unica, ed è il concetto di “poliziotti da sempre”. Una frase che potrebbe suonare strana, ma che trova la sua ragione nel fatto che, molti degli affiliati all’Associazione nazionale della Polizia di Stato, non sono mai stati poliziotti e, nella maggior parte dei casi, non hanno mai visto circolare una divisa in casa propria.
Questa è anche la storia di Manuela Bonaventura, 39 anni, romana, di professione gestore di bar e da due anni impegnata nel volontariato con il gruppo “Roma1” dell’Anps. 
Una storia particolare la sua, fatta di passione e desiderio “che viene da dentro” di aiutare il prossimo, ma anche un grande fascino per un mondo particolare, come quello della polizia, nella quale «non sono potuta entrare – racconta – perché mio padre aveva paura che facessi la poliziotta. Ma io quelle divise, nel mio bar, le ho viste sempre e ne sono sempre stata affascinata e, allora, mi sono chiesta come potessi entrare a far parte di quel mondo che ho sempre sognato, anche senza farne parte attivamente. E così, due anni fa, ho scoperto dell’esistenza dell’Anps». 
Sono tante le donne che fanno parte dell’Associazione e Manuela le ha rappresentate tutte nel giorno della Festa della Polizia 2018 quando, con indosso il foulard cremisi con inserti dorati, la giacca blu con l’emblema dell’Anps ben visibile sul petto e il berretto sulla testa, ha sfilato accanto al Medagliere: «In quei frangenti – ricorda Manuela – non ero una donna che sfilava davanti alle autorità più importanti del mio Paese, ma ero tutt’uno con quel medagliere accanto al quale passavo in rassegna i reparti schierati. In quel momento, più che in altri, mi sono sentita parte di una grande famiglia allargata, che ricorda i suoi figli che non ci sono più. Ero consapevole che quello fosse un momento importante e l’ho vissuto sì con una profonda emozione, ma soprattutto con la fierezza di essere accanto a quelle medaglie che rappresentano chi ha dato la vita per gli altri, svolgendo il proprio lavoro». Manuela Bonaventura, insieme al gruppo “Roma1” è stata impegnata sia nell’attività di volontariato alla stazione Termini di Roma, sia durante il terremoto nel centro Italia, portando la propria carica di volontaria in soccorso della popolazione di Ospedaletto di Norcia.

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Un viaggio particolare
La “Nave della legalià”, ogni anno compie il proprio viaggio da Civitavecchia a Palermo, portando con sé un carico di vera e propria speranza, ma anche di consapevolezza che contro le mafie si possa e si debba vincere. Un giorno e una notte, durante il quale centinaia di ragazzi, con insegnanti, personaggi delle Istituzioni e testimoni che hanno vissuto sulla propria pelle cosa significhi la lotta contro la Mafia, si incontrano il 23 maggio, giorno della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e i poliziotti della scorta. Tra i ragazzi, anche i volontari dell’Anps a “vigilare” che tutto si svolgesse nel migliore dei modi e, tra questi, Raffaele Palma (presidente della sezione di Palermo) e Giuseppe Faranda, quest’anno impegnati solamente durante il convegno finale all’aula bunker del capoluogo siciliano, ma nel 2017 a bordo della nave per tutto il viaggio con i ragazzi.
«Nel 2017 – racconta Raffaele Palma – eravamo a bordo della “Nave della legalità” e, grazie alla Fondazione Falcone, abbiamo raggiunto Civitavecchia per imbarcarci in questo viaggio fino a Palermo. Il nostro compito era di controllare questi ragazzi, molti dei quali alla prima esperienza fuori casa e su una nave. Si sa, può succedere qualsiasi cosa, ma alla fine tutti sono riusciti a godersi questo viaggio particolare, durante il quale, grazie ai numerosi incontri con le personalità presenti e alle testimonianze di chi la Mafia l’ha conosciuta da vicino, si sono avvicinati ancora di più ad un mondo del quale, fortunatamente, hanno sentito solamente parlare. Ma chi fossero Falcone e Borsellino e cosa fosse accaduto loro, sebbene nessuno di quegli studenti fosse ancora nato in quegli anni tremendi, lo sapevano benissimo. A testimonianza di come la scuola e la società non dimentichino cosa sia accaduto e siano costantemente impegnate a mantenere viva la memoria di personaggi che hanno fatto della lotta alla Mafia la loro ragione di vita e il cui lascito, a distanza di anni, è più che vivo tra noi.  Stare a stretto contatto con questi ragazzi – continua Palma – è stato sicuramente impegnativo, ma anche stimolante dal punto di vista umano: vederli così attenti e anche consapevoli di cosa stessero a fare in quel posto, mi ha fatto capire, una volta di più, quanto siano importanti la “memoria” e il “ricordo”, affinché, prima o poi, questa piaga che affligge la mia terra, venga debellata definitivamente. Sono loro, le nuove generazioni, che dovranno continuare il lavoro non solo di Falcone e Borsellino, ma anche di tutti coloro che oggi, come ieri, lottano contro le mafie, anche sacrificando la propria vita».

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Il medagliere e il logo
Tre sono i medaglieri nella storia dell’associazione. Il primo, all’atto della fondazione del 1968, è di forma quadrata ed esordisce alla 117^ Festa della Polizia (1969); nello statuto è prevista anche l’adozione di medaglieri di sezione, più piccoli di foggia, dove è specificata la sezione di riferimento. Nel 1981, a seguito della riforma e della smilitarizzazione della polizia, l’associazione muta denominazione e, conseguentemente, il nuovo drappo riporta la nuova dicitura (Associazione nazionale della Polizia di Stato) con l’inserimento del nuovo logo. La più radicale delle modifiche si ha nel 2015: l’attuale medagliere è più grande e di forma rettangolare, vi compare il nuovo logo ma soprattutto c’è la novità dell’inserimento di tutte le tipologie di onorificenze, con 172 medaglie tra cui 39 sono alla bandiera, mentre 133 sono una rappresentanza delle oltre 2.600 attribuite ai caduti.
I loghi hanno avuto un’evoluzione simile. Nel 1968 il primo era lo stesso fregio del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza con il cartiglio Angps. Con la riforma del Corpo, nel 1981, è introdotto lo stemma araldico della Polizia di Stato accanto all’aquila, il cui cartiglio muta in Anps. Infine, è del 2014 l’attuale stemma che incorpora nel petto dell’aquila lo scudo araldico, mentre il cartiglio diviene tricolore. 
Luca Scognamillo       

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I Presidenti,  le sezioni, i soci

1968-1973 
Luigi Cerquozzi, tenente generale, fondatore, sottoscrittore dello statuto. Quando nel dicembre del 1973 si dimette per motivi di salute, lascia una solida struttura con oltre 8.000 soci e circa 50 sezioni.

1974-1975 
Biagio Di Pietro, tenente generale, nel suo breve mandato fonda Fiamme d’Oro, il periodico dell’associazione (luglio 1974) e rafforza la rete organizzativa con 60 sezioni e circa 15.000 soci.

1976-1995 
Remo Zambonini, tenente generale, durante la sua lunga presidenza (5 mandati) vede finalmente la luce la riforma della Polizia di Stato del 1981 e il conseguente cambiamento di denominazione in Anps, inizia con lui l’attività di volontariato e di solidarietà sociale.

1995-2004 
Umberto Girolami, tenente generale, governa l’associazione durante una fase difficile rafforzandone l’identità con la diffusione a tutti i soci della rivista Fiamme d’Oro e reinserendola nel novero delle asssociazioni combattentische e d’arma, dopo l’esclusione successiva alla riforma della polizia del 1981.

2004-2010 
Luigi Benito Russo, guardia proveniente dai gruppi sportivi, incentiva i valori dell’altruismo solidaristico in tutte le sezioni, salite a 152 con 29.000 soci e l’associazione ottiene il riconoscimento della Medaglia d’argento al Merito civile nel 2006.

2010 
Claudio Savarese, dirigente superiore, al suo secondo mandato, dal 2013, dopo aver riorganizzato la rivista e revisionato lo Statuto per precisare i rapporti con il Dipartimento della ps può promuovere l’ingresso dell’associazione negli Istituti di istruzione, rafforzare i rapporti con il personale in servizio, l’educazione alla memoria anche con la collaborazione con l’Ufficio storico e il Servizio assistenza. Si giunge alle attuali 179 sedi e 32.000 soci.  

04/10/2018