Antonella Fabiani

Una musica costante

Ricorre il 90° anno della fondazione della Banda musicale della Polizia di Stato. Un traguardo segnato da successi nazionali e internazionali e da collaborazioni con artisti eccellenti, sempre con la voglia di rinnovarsi

pp 8/9-18

Ogni volta conquistano il pubblico. Ogni volta, in piazza o sul palco di un teatro sono capaci di creare quella cosa magica che unisce gli spettatori in un unico ascolto. Sono gli orchestrali, uomini e  donne, della Banda musicale della Polizia di Stato che quest’anno compie 90 anni di attività. Anni contrassegnati da una intensa attività concertistica caratterizzata da passione, studio e ricerca della bellezza. Un traguardo importante per un organico musicale che dal 1928, anno in cui fu fondata a Roma, con elementi provenienti dal Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, ha mantenuto intatto il desiderio iniziale di rinnovamento. Da allora la Banda musicale, attraverso i diversi direttori che l’hanno guidata, a partire da Giulio Andrea Marchesini, (autore di Giocondità che continua ad essere dal 1928 la marcia d’ordinanza) ne ha fatta di strada sulla via dell’arricchimento della formazione: dagli iniziali 70 elementi è passata a 103, tra strumenti a fiato, a percussione, pianoforte e chitarra. Oggi a dirigerla è il maestro Maurizio Billi insieme a un vice direttore, il maestro Roberto Granata, che da molti anni hanno portato il Complesso non solo a celebrare con la sua musica i più importanti eventi istituzionali, ma anche a svolgere una continua e intensa attività concertistica in Italia e all’estero. I ripetuti successi anche presso gli addetti ai lavori, le collaborazioni con le istituzioni musicali quali l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Teatro dell’Opera di Roma, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro San Carlo di Napoli, il Comunale di Firenze, i numerosi concerti trasmessi dalla Rai, ma anche il calore della gente raccolto nei concerti eseguiti nelle piazze più belle di Italia, sono testimonianza oltre che dell’indiscusso valore musicale anche della capacità di rendere la musica elemento non solo istituzionale ma anche sociale. 

Novant’anni non sono pochi. E il loro festeggiamento richiede una riflessione sui risultati raggiunti, sul significato comunicativo della presenza di una orchestra all’interno di una istituzione che lavora per la legalità e la sicurezza: «Per festeggiare i 90 anni abbiamo previsto nella seconda parte di quest’anno una serie di concerti di grande rilievo – racconta il maestro Maurizio Billi, direttore della Banda musicale dal 1992 – Nel corso del tempo è enormemente aumentato il numero dei concerti che eseguiamo, la normalità per una formazione tesa ad aggiornare continuamente i programmi con l’ambizione di avere un repertorio che si arricchisce di esperienze fatte in generi diversi che vanno dalla musica classica al jazz. Indossare l’uniforme sul palco mentre eseguiamo un concerto – continua il direttore Billi – è un messaggio che giunge a tutte le persone, e le unisce, al di là delle differenze culturali o sociali. E grazie alla musica riusciamo a veicolare anche i valori della Polizia di Stato. In questo senso siamo fortunati, perché la valorizzazione del nostro ruolo parte dal capo della Polizia e trova sul territorio, attraverso l’accoglienza delle prefetture e delle questure sempre l’occasione per esprimersi al meglio. E questo ci aiuta ad arrivare a suonare anche in contesti socialmente difficili dove portiamo con i nostri concerti un po’ di leggerezza e serenità tra le persone». 

A scorrere le collaborazioni con artisti appartenenti agli ambiti della musica classica e leggera (Mariella Devia, Katia Ricciarelli, Amii Stewart, Vincenzo La Scola, Cheryl Porter, Stefano Bollani, Leon Bates, Claudio Baglioni, Mario Biondi, Gianni Morandi, i Pooh e Renato Zero) e i luoghi dove sono avvenute esibizioni internazionali come in occasione del Columbus Day a New York presso l’Hammerstein Ballroom di Manhattan e a Washington presso l’Ambasciata italiana, a Gerusalemme, a Essen, in Messico, a Malta, a Oslo, si comprende come la Banda musicale della Polizia di Stato abbia conquistato un alto grado di qualità di esecuzione musicale grazie al suo direttore Maurizio Billi. «Mettersi in rapporto con altre istituzioni artistiche di livello nazionale e internazionale è fondamentale – spiega il maestro Billi – e posso dire con orgoglio che la nostra formazione è stata tra le prime, se non la prima in Italia a realizzare con frequenza queste collaborazioni come quella con il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia, uno dei più prestigiosi a livello internazionale, con la Scala di Milano e il Teatro Massimo di Palermo. Queste, accanto a quelle con artisti appartenenti all’ambito della musica leggera, hanno portato a rinnovare il repertorio in maniera interessante. Un lavoro importantissimo che implica scambio, sinergia, arricchimento e un confronto di esperienze che avviene in tutte le formazioni musicali di un certo rilievo, che considero imprescindibile per la crescita del nostro complesso musicale».  Senza contare la capacità della Banda musicale di modulare il proprio organico a seconda dei luoghi dove si trova ad esibirsi, permettendo in questo modo di poter portare il proprio repertorio lungo la Penisola anche in spazi meno capienti. 

Puntare sull’arricchimento quotidiano, sullo studio, insieme all’orgoglio di essere appartenente alla Polizia di Stato ha dato ottimi risultati. Da questa visione nasce la simbiosi con l’orchestra che Billi definisce “sua” proprio per la sinergia reciproca che si è formata in tanti anni. «Puntare sulla qualità dell’interpretazione artistica e sulla professionalità è l’elemento fondamentale di partenza per avere una risposta positiva da tutti coloro che la formano – ribadisce Maurizio Billi – e la selezione dei musicisti che ne fanno parte ha determinato, nel tempo, la differenza qualitativa rispetto a quello che è lo standard normale. Questo aspetto, accanto al sentimento di appartenenza ad una importante istituzione come la Polizia di Stato, vanno di pari passo». 

Ad accrescere l’esperienza musicale degli strumentisti è anche la presenza di Roberto Granata, dal 2001 vice direttore, che si alterna al maestro Billi nella conduzione: «Tra di noi c’è una perfetta intesa musicale e umana che aiuta a gestire il lavoro in maniera armonica – spiega il maestro Roberto Granata – L’orchestra è composta da ottimi professionisti che vivono questa alternanza in modo molto positivo, anche perché fa parte della esperienza di ogni orchestrale confrontarsi con stimoli diversi». Il lavoro di squadra è fondamentale nella esecuzione di un brano: solo questo rende possibile la sinergia tra il gesto del direttore e i musicisti che diventa sintesi sonora». 

Un dialogo continuo che arricchisce chi dirige e chi suona: uno stimolo che fa sentire i musicisti maggiormente coinvolti nel loro lavoro e crea un fermento di idee e suggerimenti durante le prove. 

Ma l’attività della Banda è anche rivolta ai giovanissimi: «Negli ultimi anni abbiamo cercato di coinvolgere i ragazzi delle scuole elementari e medie nell’educazione all’ascolto musicale – continua il vice direttore Granata - Abbiamo realizzato iniziative appositamente pensate per la loro età che prevedono musiche di film, di cartoni animati, o anche la conoscenza degli inni nazionali. Da qui l’idea di fare un concerto per i ragazzi all’Auditorium parco della musica che è stato seguito con grande partecipazione e che sarà in programmazione anche il prossimo anno». Ogni concerto è una esperienza che coinvolge gli strumentisti non solo in senso professionale ma anche emotivo: i concerti in mezzo a migliaia di persone nelle piazze italiane, quelli fatti in occasione dei poliziotti caduti in servizio, così come quelli fatti in collaborazione con artisti di grande rilievo. Esperienze ogni volta diverse, perché in ogni concerto non c’è nulla di scontato e definitivo, e ogni volta ogni orchestrale nel suonare mette in gioco sé stesso. Maggiori tournée all’estero e la riforma dell’organico con l’introduzione in pianta stabile di contrabbassi a corda e dell’arpa sono i prossimi obiettivi del direttore Maurizio Billi. Novità che arricchiranno maggiormente la qualità e il prestigio di un organico sempre più lontano da quello che è lo standard della Banda tradizionale: «Una ulteriore evoluzione – conclude il direttore Billi – che considero fondamentale perché va incontro a quello che è la configurazione della partitura moderna per Symphonic Band in cui sono previste queste due tipologie di strumenti in pianta stabile, e questo consentirà di allargare ulteriormente l’orizzonte del repertorio con una maggiore caratterizzazione timbrica». 

Quest’anno anche il compositore premio Oscar, Ennio Morricone, festeggia 90 anni. L’autore di indimenticabili colonne sonore ha collaborato con la Banda musicale che ha eseguito alcuni suoi brani indimenticabili: «Per me la Banda della Polizia è una vera e propria orchestra – osserva il maestro Ennio Morricone in occasione di questo importante anniversario -– Apprezzo le esecuzioni e anche le orchestrazioni di Maurizio Billi e di Roberto Granata che sanno cosa significa lavorare con una orchestra di fiati perché non è semplice. Nelle trascrizioni c’è sempre la possibilità di sbagliare gli equilibri tra i sassofoni, i clarinetti, gli ottoni, i flicorni e tutti gli altri strumenti a percussione». Nonostante il maestro Morricone non ami indicare quali siano i brani da lui scritti che preferisce “per non fare torto agli altri”, lascia intendere che apprezza molto Mission, Gli intoccabili, La leggenda del pianista sull’Oceano nel modo in cui sono eseguiti dalla formazione della Banda della Polizia. 

La qualità corre sulla via della tradizione e del rinnovamento: non resta che aspettare altri concerti (intanto quelli del 27 ottobre al Teatro alla Scala di Milano, del 6 e 12 dicembre rispettivamente a Torino e a Venezia) in cui la Banda regalerà a tutti noi ancora emozioni e bellezza.

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Sempre al massimo

Primo clarinetto, Rocco Mascaro, è il più anziano dell’organico della Banda della Polizia di Stato. Entrato nell’orchestra nel 1979, dopo aver vinto il concorso subito dopo essersi diplomato al Conservatorio di Roma, racconta la sua esperienza: «Io sono nato in Calabria dove la tradizione musicale è legata alla banda e quindi entrare in quella della Polizia è stato realizzare un grande sogno e indossare l’uniforme un grande privilegio. Quando sono entrato a far parte della formazione l’organico già comprendeva 100 musicisti , tutti selezionati con un concorso nazionale e già allora era notevole l’impegno per la preparazione dei concerti – osserva Rocco Mascaro – l’arrivo del direttore Billi nel 1992 e poi del vice direttore Granata nel 2001 ha dato un impulso al rinnovamento del repertorio con l’introduzione di brani moderni, consentendo di collaborare con artisti provenienti da altri ambiti musicali come i Pooh, Renato Zero, Baglioni che sono stati un arricchimento musicale e un prestigio per l’immagine della Banda oltre ad essere molto apprezzati dal pubblico. Una delle peculiarità della Banda della Polizia – continua il primo clarinetto Mascaro – è il rapporto sinergico tra i direttori e l’orchestra a cui in parte, per il mio ruolo di spalla, contribuisco. Entrambi sono sempre molto disponibili ad accogliere suggerimenti nella scelta dei programmi e a confrontarsi con noi musicisti, e questo credo sia unico rispetto alle altre omologhe formazioni, senza contare che questo spirito di collaborazione si ripercuote sulla esibizione. Le collaborazioni e i concerti con artisti importanti sono state tante ma come primo clarinetto ricordo con grande emozione il momento in cui ho suonato la Rapsodia in blu di Gershwin con Leon Bates al Lingotto di Torino nel 2001». 

Altra attività in cui sono coinvolti i musicisti della Polizia di Stato è quella presso le scuole: «Siamo riusciti a creare un format adatto per le nuove generazioni che prevede l’esecuzione di brani associati a immagini, i ragazzi ne rimangono conquistati, non sono mai stanchi e se ne vanno via a bocca aperta». Nonostante siano tanti anni che suona Rocco Mascaro ha ancora un rapporto irrinunciabile con la musica: «Di fondamentale importanza è lo studio quotidiano perché l’errore è dietro l’angolo ricordando che chi viene ad ascoltare la Banda viene ad ascoltare il concerto di una delle istituzioni migliori al mondo: questo è lo sprone a dare sempre il massimo».

29/08/2018