Valentina Pistillo

Full immersion

L’addestramento, le attività, i natanti e le tecnologie degli uomini-rana in divisa

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Con la stessa determinazione e tenacia con cui Santiago, l’anziano pescatore de Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway, affronta l’oceano, i poliziotti subacquei sfidano ogni giorno le onde, accomunando la passione per il mare, custode di storie e segreti, all’impegno quotidiano che richiede una professione delicata e piena di sacrifici. Poliziamoderna ha passato una giornata con loro per seguire da vicino il mestiere degli uomini-rana della polizia. 

L’ADDESTRAMENTO
Dopo il caffè, di buon mattino gli uomini-rana si radunano alla “Cala smz”, l’aula della caserma Saletti, per un briefing. L’intera giornata la dividono tra il quartier generale di La Spezia, il centro sportivo comunale polifunzionale “A. Montagna” e la base navale di Punta del Pezzino dove, se non ci sono emergenze, si mantengono in allenamento tra immersioni, alle quali dedicano tre giorni a settimana, e condizionamento fisico, cioè l’allenamento intenso fatto di attività natatoria e subacquaticità, unito alla preparazione atletica, articolata tra corsa e palestra per due giorni. Una volta a settimana si dedicano alla manutenzione delle attrezzature e al riassetto degli equipaggiamenti e dei natanti. Trimestralmente, la loro settimana standard viene sostituita da alcuni giorni di addestramento specifico, come nel caso degli stage dedicati all’antiterrorismo o per cicli abilitativi all’impiego di nuove attrezzature o di richiamo per quelle più complesse, come quelle per palombaro leggero, autorespiratori “rebreather” a miscela, sistemi di ricerca elettronici, simulazioni congiunte con le unità cinofile, dove i cani “molecolari”, che riescono ad annusare a pelo d’acqua, sono la nuova frontiera nella ricerca persone scomparse.

LA FORMAZIONE
«Al corso di formazione per operatori subacquei si creano delle situazioni limite – afferma il sostituto commissario Federico Angelini, responsanbile del Nucleo sommozzatori – che fanno emergere subito la tendenza a perdere l’autocontrollo. In un’immersione fatta in assetto pesante, per esempio, con una particolare attrezzatura per cui non si è liberi di tornare su al primo momento di difficoltà, passa del tempo che bisogna saper gestire, prima di segnalarlo agli operatori in superficie. Anche senza maschera, di notte con visibilità nulla o addirittura con apparecchiature che non permettono di respirare normalmente, tipo quelle a ciclo chiuso (vedi pag. 25) dove si deve controllare la ventilazione: fattori che incidono e portano a un adattamento in acqua molto elevato rispetto a quello di un sub amatoriale».

Il consumo anomalo di ossigeno «è un parametro sintomatico di uno stato di agitazione, di panico o stress, in quanto si va in iperventilazione, simulando la respirazione “canina” – spiega Angelini – che diventa un pericolo per un’eventuale malattia da decompressione (cioè il periodo di tempo che un subacqueo deve spendere a una profondità costante, alla fine di un’immersione, per eliminare dal corpo i gas inerti i quali potrebbero provocare patologie molto serie, ndr). Quindi, concentrarsi sempre sulla respirazione e l’apnea è alla base di tutto. Non a caso facciamo un corso propedeutico di un mese, per individuare i sub idonei a essere avviati al corso di formazione presso il Comsubin dove, se si fallisce al secondo tentativo, bisogna convincersi che questo non sarà il proprio lavoro». 

«Per fare il sommozzatore non basta il corso di formazione – interviene il veterano Francesco Rimo – ma bisogna passare in acqua molte ore in molteplici situazioni operative. Alla Scuola nautica c’è anche il corso da comandante costiero per la condotta dei mezzi nautici. Usiamo i gommoni da 6 metri e 80 che sono più agili e possono essere trasportati con un carrello, permettendoci di stare a bordo anche in 6».

Compiti e attività
Ci fermiamo al molo di Punta del Pezzino, dove Angelini ci fa notare una nave enorme: «Sia per le navi passeggeri che per le stazioni di smistamento del gas, sulla base delle informative da parte delle agenzie di intelligence al questore, vengono predisposti dei servizi di prevenzione, la bonifica preventiva e contestuale, la vigilanza e una continua ispezione della carena della nave». Oltre a questo compito, sono molteplici le attività degli operatori del Cnes che fanno il lavoro della Scientifica in acqua: ritrovamento di persone scomparse, recupero di cadaveri, e ... ...


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31/05/2018