Luca Scognamillo

Condividere per difendersi

A Roma, presso la Scuola superiore di polizia, il secondo incontro del gruppo E.R.Me.S tra i capi delle Polizie dell’area mediterranea e le Agenzie di intelligence

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Condivisione delle informazioni tra forze di polizia e organismi di intelligence, questa la tematica principale discussa durante l’incontro del 7 febbraio alla Scuola superiore di polizia. E il confronto si è svolto ai massimi livelli, ovvero tra i capi delle Polizie dei Paesi aderenti al gruppo di lavoro E.R.Me.S., European relationship for mediterranean security (Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo, Slovenia, Spagna).

La piattaforma, che si è riunita per la prima volta lo scorso anno a Lampedusa, è nata su impulso del prefetto Franco Gabrielli il quale ha fortemente voluto la costituzione di un foro che riunisse i capi delle Polizie degli Stati dell’Unione europea che si affacciano sul Mediterraneo, nella convinzione che i Paesi accomunati da questa caratteristica storico-geografica potessero proficuamente confrontarsi sui temi della sicurezza comuni per l’elaborazione di strategie condivise. È stato proprio in quell’occasione che tra i vertici delle polizie è emersa l’esigenza di un confronto sul tema dell’affinamento dei modelli di condivisione delle informazioni tra forze di polizia e organismi di intelligence.

In quel contesto le delegazioni straniere hanno mostrato particolare interesse ad approfondire l’approccio italiano alla tematica, che si è concretizzato nella costituzione del C.A.S.A., Comitato analisi strategica antiterrorismo, che, presieduto dal responsabile della Direzione centrale della polizia di prevenzione raggruppa, con cadenza settimanale, i rappresentanti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e delle Agenzie di intelligence e gode del contributo della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria. 

La recrudescenza del fenomeno terroristico internazionale, del resto, ha indotto la stessa Unione europea ad avviare una profonda riflessione sull’ urgenza di affinare gli strumenti per la condivisione delle informazioni tra tutti gli attori deputati alla sicurezza. Se già nell’Agenda europea sulla sicurezza del 2015 si faceva espresso riferimento all’esigenza di perseguire una maggiore cooperazione operativa e un aumento della fiducia reciproca tra gli attori deputati al contrasto dei fenomeni terroristici, sono stati gli attentati di Bruxelles del 22 marzo 2016 a spingere la Commissione ad auspicare, con sempre maggior vigore, un avvicinamento della comunità del law enforcement e dell’intelligence per instaurare “una cultura della responsabilità comune”. 

Queste, dunque, le premesse che hanno indotto a riunire presso la Scuola superiore di polizia i componenti di E.R.Me.S. nonché delle strutture di polizia antiterrorismo e dei servizi di intelligence per confrontarsi sul tema e analizzare il funzionamento del C.A.S.A., la cui centralità nel nostro sistema di sicurezza è stata più volte sottolineata da Marco Minniti, ministro dell’Interno ed ex sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio con delega ai servizi per le informazioni e la sicurezza, che ha aperto i lavori del consesso.

Il ministro, nel suo intervento, ha sottolineato l’importanza di un leale scambio di informazioni, per contrastare efficacemente una minaccia terroristica in perenne mutamento, specie tra Paesi che si affacciano e vivono nell’area del Mediterraneo, ove si gioca una partita cruciale per la sicurezza dei confini dell’intera Unione europea, specie per i rischi connessi al ritorno dei foreign fighters.

Nel corso dell’incontro è stato illustrato, anche con un contributo video appositamente realizzato, la nascita, l’evoluzione e l’attuale funzionamento del C.A.S.A. Ne è seguita una tavola rotonda in cui ciascun delegato estero ha descritto la soluzione adottata nel proprio Paese per garantire una efficace osmosi tra i comparti del law enforcement e quello dell’ intelligence.

Perché, come sottolineato dal prefetto Gabrielli, la sfida dei nostri tempi non è la raccolta delle informazioni, bensì la necessità di regolarne e disciplinarne efficacemente il flusso. L’architettura adottata da ciascun Paese, ha rilevato il capo della Polizia, costituisce l’esito di un complesso processo storico maturato entro i suoi confini territoriali. La maggiore efficienza di taluni sistemi di condivisione spesso deriva non da legislatori più illuminati, quanto piuttosto dalla maggiore o pregressa esposizione del Paese ai fenomeni terroristici. Nazioni come la Spagna, con l’Eta, il Regno Unito con l’Ira e l’Italia, con la complessa stagione degli anni di piombo, hanno vissuto l’esperienza di terrorismo interno più violenta e pertanto hanno dovuto sviluppare legislazione ed apparati in grado di far fronte a quella minaccia. 

Dunque il valore aggiunto di incontri come quello di E.R.Me.S., come ha evidenziato il prefetto Gabrielli, è quello di apprendere ed eventualmente affinare i propri sistemi, imparando a conoscere quelli degli altri. Ed è proprio in quest’ottica che, al termine del meeting, i vertici delle polizie hanno sottoscritto un documento comune con il quale si sono impegnati a perseguire forme sempre più efficaci di raccordo informativo tra tutti i comparti interessati alla lotta al terrorismo.

05/03/2018