Maurizio Vallone, Alessandro Carini e Francesca Roberto

I nuovi pionieri dell’aria

droni 0118

Il drone con la divisa
di Maurizio Vallone e Alessandro Carini​

«L’antico sogno del volo si manifesta oggi con i droni che stanno diventando per il mondo della sicurezza civile (dopo quella militare) un presidio di libertà e garanzia per il cittadino. La visione aerea consente, infatti, una prospettiva d’insieme che permette di intercettare i pericoli e intervenire immediatamente, conoscendo la portata della minaccia per la migliore risposta operativa. E per il mondo dell’investigazione, il drone potrà diventare un occhio imprevisto nei luoghi più nascosti e un deterrente per chi voglia commettere un crimine. 

È una frontiera affascinante quella che si sta aprendo per gli operatori della sicurezza: tecnologia e formazione consentiranno presto ai nostri agenti di rispondere a una richiesta di soccorso dopo aver lanciato un mini drone di bordo, che rimanderà le immagini sul proprio tablet per l’intervento di polizia più adeguato in avvicinamento all’obiettivo». Queste le parole del prefetto Vittorio Rizzi, a capo della Direzione centrale anticrimine, che sintetizzano perfettamente il senso dell’utilizzo strategico dei droni, posto in essre dalla Polizia di Stato attraverso un percorso di prove e sperimentazioni. 

1. Controllo del territorio dall’alto

La possibilità di controllare dall’alto il territorio, verificare i flussi delle folle e prevenirne gli spostamenti, sino ad oggi, era stata realizzata con l’utilizzo di elicotteri che, in molti casi, costituiscono una risorsa economicamente dispendiosa, e numericamente limitata, rispetto al moltiplicarsi delle esigenze di ordine e sicurezza pubblica. I droni, invece, avendo costi di gestione enormemente ridotti e una grande facilità e velocità di dispiegamento anche in contesti urbani, rappresentano una importante risorsa aggiuntiva a disposizione delle Autorità di ps per il governo dell’ordine pubblico.

Con i droni la Polizia di Stato cerca di assicurare la “gestione dell’aria” rispetto al “dispositivo di polizia” realizzato per eventi a rischio (manifestazione di piazza, convegni internazionali quali il G7, concerti) o ad attività di pattugliamento realizzato in aree della città che meritano un particolare livello di sicurezza, come i posti di blocco in aree sensibili per il pericolo terrorismo o operazioni ad “alto impatto” in quartieri a elevata concentrazione criminale. 

Nell’estate del 2015, il Dipartimento della pubblica sicurezza ha affidato al Servizio controllo del territorio della Direzione centrale anticrimine il compito di approfondire la tematica dell’impiego dei droni nei servizi di controllo del territorio e di ordine pubblico.

La scelta di verificare la possibilità di utilizzo di tali strumenti elettronici nasce dalla necessità di individuare nuove modalità operative di controllo dinamico dall’alto a supporto delle unità che operano a terra al fine di ampliare l’offerta operativa e garantire una migliore sicurezza del personale di polizia e una accurata documentazione degli eventi. 

2. Incertezza normativa

Uno dei primi problemi che si sono presentati per il possibile utilizzo dei droni nei servizi di polizia è stato quello dell’incertezza del quadro normativo nazionale e internazionale che si è rilevato del tutto inidoneo alle nuove sfide di un mercato in grande espansione e del sempre più diffuso utilizzo da parte dei privati di tali strumenti sia per fini professionali (dai fotografi alle funzioni di rilevamento del terreno) che per fini puramente ludici. Il quadro normativo vigente prevede la necessità di una abilitazione per l’utilizzo professionale dei cosiddetti mini droni, cioè per quei dispositivi senza pilota a bordo del peso inferiore ai 25 kg. Il volo può essere assistito da un computer che ne programma le fasi ma deve avvenire sempre sotto la diretta percezione visiva del pilota a terra, che – per garantire i massimi standard di sicurezza – non deve perdere il contatto visivo con l’oggetto volante. Tale disposizione esclude la possibilità di sistemi di controllo Bls (Behind line of site - oltre la linea della vista). Nell’ottica di una futura diffusione di tali strumenti per le attività di polizia si è cercato di renderli compatibili con un uso facilitato e la possibilità del trasporto in una normale autovettura station wagon, quindi, con dimensioni e peso (intorno ai 5/7 kg), così da facilitarne l’impiego da un’area all’altra di interesse a bordo di autovetture di pattuglia impegnate nel controllo del territorio.

È stato subito evidente che la soluzione “drone” non può sostituire l’elicottero per le peculiarità operative a esso correlate, basti pensare al trasporto persone e mezzi o al pattugliamento di lungo raggio. D’altro canto, l’affiancamento all’opzione elicottero del drone permette il controllo contemporaneo di più aree. Inoltre, il drone può facilmente assumere posizioni statiche per lunghi periodi di tempo assicurando il controllo puntuale di aree di interesse.

I problemi principali rinvenuti nella progettualità “droni” possono essere ricondotti a due aree: quella giuridica e quella tecnologica. Sul primo punto sono in corso tavoli dipartimentali con i principali attori del sistema e principalmente con l’Enac - Ente nazionale aeronautica civile. La normativa vigente prevede alcune aree dove è permanentemente interdetto il sorvolo, quali gli aeroporti e gli Istituti penitenziari, e altre dove il sorvolo è consentito solo in assenza di specifici divieti emessi dall’Autorità competente (Enac). Il sorvolo di aree definite critiche, cioè quelle dove vi è un’ alta densità di presenza di persone, è vietato ai privati, mentre, per i droni in servizio alle forze dell’ordine, è consentito il transito ma non lo stazionamento fino a che non verranno realizzati droni di nuova generazione in possesso di una specifica certificazione Enac, al momento non disponibili.

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Il Tavolo Tecnico Interforze SAPR
È un organismo consultivo della Segreteria del dipartimento, dove sono presenti il Settore aereo, la Stradale, la Ferroviaria, la Prevenzione della Polizia di Stato, le Divisioni aeree di Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza, Aeronautica militare nonché, su specifiche tematiche, Enac ed Enav. Ultimamente ha anche affrontato il tema dei droni ostili, delegando al Servizio controllo del territorio il compito di individuare soluzioni tecnologiche adeguate. 

Modelli di Drone
Drone ala rotante (Vtol)
: a decollo/atterraggio verticale, come per l’elicottero, riduce al minimo lo spazio necessario per le operazioni di pilotaggio. Durata in volo contenuta (attualmente non supera i 50 minuti).

Drone ala fissa - Fixed (Wings): un areo tradizionale in miniatura, è in grado di rimanere in aria qualche ora. Non può mantenere una posizione geostazionaria ma vola in circolo sull’obiettivo; le fasi di atterraggio/ decollo richiedono – per rispettare i più basilari canoni di sicurezza – uno spazio pari a un campo di un impianto sportivo.

Drone vincolato (Tethered): con permanenza in volo pressoché illimitata, questo tipo di drone – normalmente un Vtol – può essere anche montato e reso mobile a bordo di un mezzo tipo Van. Il suo impiego è limitato, per le attività di pattugliamento, a causa della presenza delle linee aeree cittadine (cavi della luce, telefono, ecc) mentre per le attività di ordine pubblico l’installazione statica fa temere diventi obiettivo di facinorosi.

Drone, sapr o uav?
Il termine drone, per gli addetti ai lavori, è da ricondurre agli oggetti privi di controllo dell’uomo la cui rotta è stata preimpostata.
In realtà, la definizione più corretta sarebbe Sistema areomobile a pilotaggio remoto o Sapr. In inglese il termine è tradotto come Uav, Unmanned aerial vehicle.

La formazione dei piloti della Polizia di Stato 
Grazie all’attività di partenariato , sono stati formati piloti della Polizia di Stato di diversa provenienza (Servizio controllo del territorio, Servizio polizia scientifica e Servizio centrale operativo nonché Reparto prevenzione crimine, polizia stradale, Ferroviaria e Settore aereo). Il brevetto si consegue frequentando un corso da allievo pilota, con un programma teorico analogo a quello somministrato per i corsi di pilota ordinario.

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3. Tecnologia da perfezionare 

In merito agli aspetti tecnologici, si rileva una proposta non ancora perfettamente adeguata alle necessità operative per la quale si sta operando con aziende del settore che, gratuitamente, hanno aderito a una richiesta pubblica di partecipazione a una fase di sperimentazione sul campo. Infatti, sino a due anni fa, le aziende produttrici di droni si rivolgevano quasi esclusivamente a un mercato di tipo militare per impieghi in teatri bellici (con dimensioni e costi molto elevati) con l’eccezione di una gamma di prodotti nati per la fotogrammetria (in pratica strumenti per i rilievi effettuati dai geometri). In entrambi i casi non era contemplato l’impiego in aree urbane densamente affollate e, per tale ragione, le componenti di sicurezza del drone non erano state ancora particolarmente sviluppate. Sin dall’inizio dell’attività di sperimentazione si è avvertita la necessità di individuare una nuova categoria di macchine studiata appositamente per gli scenari cittadini; un prodotto da impiegare non solo per limitate occasioni (leggasi incursioni delle unità militari) ma, sicuramente, più solido dello strumento comunemente utilizzato per le necessità di effettuare rilevamenti fotografici del territorio.

Per raggiungere questo obiettivo si è intrapresa un’attività di partenariato basata sulla collaborazione operativa con aziende produttrici disponibili a effettuare un percorso condiviso su tale tema. Per le aziende partecipanti si è trattato di un’operazione profondamente innovativa, anche se inizialmente onerosa e non immediatamente remunerativa, che ha però consentito loro di comprendere le necessità del ... ...


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08/01/2018
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