Franco Gabrielli*

Verso il nuovo

CONDIVIDI

editoriale 0118

Lo avevamo anticipato ai lettori di Poliziamoderna lo scorso gennaio: il 2017 sarebbe stato un anno di corsa. E guardando a ritroso possiamo dire con serenità di aver tenuto fede all’impegno assunto. Non è una sterile autocelebrazione, quanto piuttosto la consapevolezza che, seppur perfettibile, l’azione e lo sforzo corale messo in campo per rinnovare un’Amministrazione un po’ appannata nel suo agire ha prodotto i primi risultati.

Abbiamo cominciato ad attuare il “Riordino delle carriere” per rimuovere progressivamente le cause di stagnazione nella progressione professionale e riattivare il reclutamento in alcune qualifiche della Polizia di Stato. In questo senso è stata avviata una stagione di concorsi che, articolata su un serrato calendario, consentirà di assumere nuove leve provvedendo a “svecchiare” un’Amministrazione che aveva visto innalzare progressivamente l’età media del proprio personale.

A breve, inoltre, si delineerà il nuovo modello organizzativo delle Questure, al fine di superare alcune rigidità che lo hanno reso sempre meno adeguato a rispondere efficacemente alle esigenze di prevenzione e contrasto dei reati, provenienti dal territorio. Con le medesime finalità, stiamo per rideterminare le dotazioni organiche alla luce dei nuovi volumi complessivi stabiliti dai recenti interventi normativi.

In modo speculare, abbiamo avviato una generale riforma del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ispirata a due principi riformatori: lo snellimento e la semplificazione delle strutture dipartimentali, al fine di rendere più rapidi ed efficienti i processi decisionali e l’aggiornamento di alcune articolazioni interne, alla luce delle nuove dinamiche che caratterizzano la minaccia criminale e terroristica. Due esempi fra tutti, entrambi già operativi. La riorganizzazione della Direzione Centrale Anticrimine, terminale delle attività delle divisioni anticrimine e delle Squadre Mobili, nel cui ambito abbiamo istituito un nuovo Servizio deputato a diventare il centro unico di riferimento delle Questure per tutto quello che concerne l’applicazione delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, strumento fondamentale del sistema di contrasto nazionale non solo alla criminalità ma anche ai fenomeni di turbativa dell’ordine pubblico. Sotto il profilo delle attività antiterrorismo, abbiamo superato un modello risalente ormai al 2003, allorquando la minaccia era soprattutto endogena, istituendo un Servizio deputato al contrasto dell’eversione e del terrorismo interno e un altro specificatamente competente per il contrasto del terrorismo internazionale.

Un accenno, infine, all’adozione di nuovi segni distintivi di qualifica. A 37 anni dal varo della Legge 121/1981, che ha ridisegnato la nuova polizia, abbiamo ritenuto che fosse arrivato il tempo di svincolarci dai “gradi militari” ed appropriarci di segni distintivi che rimarchino la nostra identità di amministrazione civile ad ordinamento speciale. Non per segnare la distanza con il mondo militare, al quale riconosciamo uno straordinario patrimonio di professionalità e competenza, ma, solo per rimarcare la nostra identità di amministrazione civile. Lo sviluppo di questo processo di rinnovamento non ha sottratto energie all’azione di prevenzione e di contrasto che quotidianamente le donne e gli uomini della Polizia di Stato mettono in campo. Basti ricordare sul fronte dell’ordine e della sicurezza pubblica il felice esito del G7 durante il quale le manifestazioni di dissenso, talora aspre, non sono, infatti, mai sfociate in incidenti o devastazioni significative. Analogamente la strategia messa in campo nel contrasto al crimine organizzato ha prodotto importanti risultati: dalla cattura dei latitanti che ha indebolito la leadership delle cosche e disarticolato la tenuta organizzativa sul territorio all’aggressione ai patrimoni illeciti. Non abbiamo mai abbassato la guardia neanche sul fronte della minaccia terroristica, come dimostrano i brillanti successi in termini preventivi. 

Questo, in estrema sintesi, il tratto di strada affrontato di corsa nel 2017. Con la consapevolezza che quella che stiamo correndo è una maratona per la quale saremo chiamati a essere giudicati sulla lunga distanza. Ed è per questo che mi auguro di aumentare progressivamente la velocità della nostra andatura per concludere nel più breve tempo possibile questa stagione di rinnovamento che abbiamo appena iniziato ed esser pronti ad affrontare le nuove sfide che si profilano all’orizzonte. E mi auguro di percorrerla insieme a voi e alle vostre famiglie, alle quali auspico di trascorrere serene festività ed uno straordinario 2018, perché, come ha scritto Haruki Murakami – un grande romanziere giapponese autore de L’arte della corsa – “ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l’essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore”.

*Capo della polizia - Direttore generale della pubblica sicurezza

08/01/2018