Federico Scotti e Andrea D'Antonio

L’App amica dei ragazzi

Negli App store YouPol, l’applicazione per segnalare alla polizia casi di bullismo o spaccio di droga

noslav 12-17

È stata presentata di fronte a 200 ragazzi dell’Istituto statale Lombardo Radice di Roma, dal ministro dell’Interno Marco Minniti e dal capo della Polizia, Franco Gabrielli YouPol, la nuova applicazione della Polizia di Stato per dispositivi mobili contro il bullismo e lo spaccio di droga. Come ha sottolineato il moderatore dell’incontro, il presentatore televisivo Tiberio Timperi, si è scelto di presentare questa applicazione direttamente ai ragazzi proprio nello spazio in cui passano buona parte della giornata: la scuola. «C’è bisogno di cittadini sempre più consapevoli, di cittadini che, a partire ovviamente dalle giovani generazioni, si facciano partecipi del sistema sicurezza. In questi anni, e soprattutto in questi mesi, si è sottolineato l’esigenza di una sicurezza partecipata, di una sicurezza che veda tutti protagonisti», ha detto il capo della Polizia nel suo intervento. Attualmente il servizio è attivo nelle città di Catania, Milano e Roma, ma all’inizio del prossimo anno verrà prima esteso a tutti i capoluoghi di regione e subito dopo a tutte le provincie. Una volta installata sul proprio smartphone, sia con sistema operativo Apple che Android, si può scegliere se registrarsi o cominciare subito a compilare i campi relativi all’evento che si vuole segnalare. In caso di registrazione sarà possibile seguire l’evoluzione dei fatti e ricevere le eventuali comunicazioni da parte dell’operatore di polizia che ha ricevuto il messaggio. Una volta aperta, l’App guida passo passo nell’inserimento della segnalazione: prima si deve indicare se si tratta di spaccio o bullismo, poi scrivere una breve descrizione e, volendo, aggiungere un’immagine dell’evento, o scattata direttamente dall’applicazione o comunque presente nella galleria del telefonino. Altro importante strumento a disposizione è la geolocalizzazione: l’applicazione individua tramite Gps l’indirizzo. A chi decide di iscriversi al servizio viene chiesto un numero di telefono sul quale ricevere un Sms di conferma per completare la registrazione; tutte le segnalazioni sono conservate nella sezione di archivio e richiamandone una è possibile anche effettuare un sollecito. Dalla schermata principale dell’App è anche possibile comporre il numero di emergenza in caso di richiesta di un intervento urgente. Ogni segnalazione è inviata in tempo reale alla Sala operativa della questura competente, che la gestisce attraverso un software dedicato che permette l’inserimento di note operative o l’invio di messaggi all’autore della segnalazione. Nel descrivere ai ragazzi l’App, il capo della Polizia ha precisato che non è un modo attraverso il quale la Polizia di Stato vuole entrare nelle loro vite, come una sorta di Grande Fratello, anche perché è utilizzabile senza registrazione. L’applicazione rappresenterà un tassello di una “sicurezza tranquilla”, espressione molto cara al ministro Minniti, dove le istituzioni devono lavorare per la sicurezza, ma i cittadini devono percepire questo sforzo non come un qualcosa di invasivo ma come frutto del lavoro di tutti. Il capo della Polizia ha chiuso l’intervento esortando gli studenti a utilizzare questa applicazione e a considerarla come un primo passo per ridurre la distanza tra le istituzioni e le comunità: «Noi dobbiamo cercare di restringere quanto più possibile questa distanza. Noi non siamo altri da voi. Noi siamo voi. Cioè svolgiamo questo ruolo nell’interesse delle comunità. Io spesso dico ai miei: la nostra unica ragione d’essere è quella di essere al servizio dei cittadini. Se non ci fossero cittadini cui rendere servizio, non avrebbe senso nemmeno la nostra presenza».
L’incontro poi è proseguito con l’intervento del ministro dell’Interno, preceduto da un video che ha illustrato le caratteristiche di YouPol. Marco Minniti ha ricordato ai ragazzi che loro sono il Paese, loro sono già cittadini di oggi e saranno ancora di più cittadini del domani e che in una società in cui prevale la violenza non potranno affermarsi secondo le proprie capacità e le proprie ambizioni: «In una società aperta la cosa fondamentale è che il diritto alla mia libertà ha un limite nella libertà dell’altro. Questa è la forza. Se invece la mia libertà finisce per diventare illimitata e quindi diventa sopraffazione dell’altro, c’è bisogno che intervenga un terzo. Se c’è qualcuno che abusa della sua forza, che abusa della violenza ci deve essere qualcuno che lo deve fermare. Perché questo è il modo migliore per tutelare la nostra libertà, per tutelare la vostra libertà». Con queste parole, Marco Minniti, ha voluto affermare la determinazione delle istituzioni nel combattere ogni forma di violenza, bullismo compreso e parlando di YouPol l’ha definita come un’App “amica”: «Nel momento di difficoltà voi avete un’amica a cui rivolgervi, ed è un’amica virtuale. Se volete potete dire chi siete, se non volete non vi preoccupate, la cosa più importante e lanciare il segnale. Dire che c’è bisogno di un aiuto, dire che c’è bisogno di un intervento. Quella è la cosa più importante».
Finiti i discorsi di presentazione, lo spazio è stato dato alle domande dei ragazzi. La prima preoccupazione emersa è l’aspetto delatorio che l’applicazione potrebbe avere. Ma come già aveva spiegato il capo della Polizia, per evitare qualsiasi reticenza l’uso dell’App è stato pensato anche senza registrazione. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro, quando ha precisato che non c’è bisogno di nessun ragazzo eroe, nessuno deve sentirsi particolarmente caricato di responsabilità nel fare un gesto di questo tipo, ma che c’è bisogno di persone, di ragazze e ragazzi, in grado di pensare con la propria testa perché di fronte a una violenza non bisogna voltarsi da un’altra parte. ϖ

*settore informatico Ufficio relazioni esterne e cerimoniale del Dipartimento della ps

05/12/2017