Vincenzo Borgomeo*

Uno sguardo al futuro

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Le prospettive e l’evoluzione della Stradale, in festa nel 2017 per il 70° compleanno, nelle parole del direttore delle Specialità della Polizia di Stato, Roberto Sgalla

noslav01 10-17

Partiamo dal futuro e non dal passato: come se li immagina i prossimi 70 anni della Stradale?
Tracciare i confini di un concetto sfuggente come il futuro implica una riflessione sul presente. Inoltre, come insegnano i moderni studi antropologici, è l’aspettativa di prospettive future a determinare l’elaborazione di adeguate strategie di intervento nel presente. In riferimento alla sicurezza stradale significa l’attenta analisi delle cause attuali che la insidiano: oltre le tradizionali fonti di pericolo come la velocità, l’alcol ed il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza, se ne profilano nuove, come la distrazione in digitale e la guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti. Perciò le nuove strategie di intervento debbono evolvere di pari passo ai comportamenti dei tempi e della società. L’obiettivo è creare maggiore corrispondenza tra norme giuridiche (le regole da rispettare) e regole di comportamento sociali (adottate e condivise da una determinata collettività) affinché la sicurezza stradale entri definitivamente nel bagaglio valoriale del nostro Paese. Compito della polizia stradale nei prossimi anni sarà affinare le proprie strategie, già avviate, per modificare i comportamenti di guida scorretti e pericolosi con i controlli, l’educazione, la sensibilizzazione e una sempre più efficace comunicazione. In sintesi: maggiore prevenzione. 
Del resto la recente direttiva del Ministro dell’Interno sui comparti di specializzazione delle forze di polizia, del 15 agosto scorso, assegna alla Polizia di Stato, con la specialità della stradale, un ruolo centrale e preminente nella salvaguardia della sicurezza stradale. La stessa direttiva attribuisce alla polizia stradale la competenza esclusiva in autostrada, in ragione della elevata e specifica capacità ad operare in tale contesto. 

Sarebbe bello che l’obiettivo “zero morti sulle strade” si realizzasse. Pensa sia possibile?
Si tratta di un obiettivo ambizioso, imposto non solo dal contesto nazionale, ma anche e soprattutto da quello comunitario. Già dal 2001 la polizia stradale ha intrapreso un complesso percorso per fronteggiare il fenomeno dell’incidentalità, che ha contribuito a realizzare considerevoli risultati. Si pensi che dal 2001 quando l’Italia era in una situazione di forte arretratezza in confronto agli altri Paesi europei con 7.096 morti sulle strade censiti dall’Istat, si è passati ai 3.419 morti nel 2015. Tale trend positivo è stato peraltro confermato dal dato Istat pubblicato il 4 agosto 2017 che, per il 2016, fa registrare 3.283 morti sulle strade a fronte dei 3.428 dell’anno precedente, con un decremento del 4,2%. I risultati ottenuti in termini di riduzione del numero di vittime debbono essere stimolo per fare di più e meglio e per avvicinarsi sempre più alla cosiddetta “vision zero” comunitaria. Sarà indispensabile il contributo di tutti gli attori impegnati nella sicurezza stradale e la capacità di “fare sistema”, per evitare che gli interventi e gli sforzi compiuti da ciascun singolo risultino frammentari e si disperdano.

La sicurezza stradale è una delle maggiori priorità di cui i Paesi europei devono tener conto nella definizione delle proprie agende programmatiche. Come ha inciso il vostro lavoro su queste agende?
L’Italia oggi si colloca al 14° posto nella classifica europea sul numero di vittime registrate per milioni di abitanti, con una media stimata di 54,2 morti nel 2016, grazie a eccellenze nel settore della sicurezza stradale. Per quanto riguarda la Stradale, dobbiamo citare l’impiego efficace delle più avanzate tecnologie (basti pensare ai sistemi di controllo elettronico da remoto della velocità media dei veicoli, Sic-Ve Tutor e Vergilius); l’adozione di mirate operazioni di contrasto ad “alto impatto” per fronteggiare i comportamenti ... ...


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06/10/2017