Pier Luigi Piredda*

Nuoro terra di Nuraghe

CONDIVIDI

Ricca di cultura e dai paesaggi mozzafiato la Barbagia però evoca anche storie terribili che, grazie al quotidiano impegno della Polizia di Stato, sono sempre più un lontano ricordo

cittaquest 6/17

N

uoro l’Atene Sarda. Nuoro (con l’accento sulla u) è definita così. Una città ricca di cultura che può fregiarsi di aver avuto tra i suoi figli un premio Nobel: Grazia Deledda, un grande poeta come Sebastiano Satta, un grandissimo scultore come Francesco Ciusa e grandi scrittori da Salvatore Satta al contemporaneo Marcello Fois. Poeti e scrittori che hanno lasciato un ricordo indelebile nella cultura italiana. Artisti eccezionali le cui opere abbelliscono le piazze della città e sono esposte in vari Paesi internazionali.

E poi, i musei nuoresi. Uno su tutti: il Man, Museo d’arte di Nuoro. Conosciuto ormai in tutto il mondo per la sua dinamicità e per le mostre che ha avuto l’onore di ospitare grazie alla creatività dei suoi direttori: da Cristiana Collu a Lorenzo Giusti. E ora anche il Ciusa, dedicato a uno dei più grandi artisti nuoresi, lo scultore Francesco Ciusa famoso soprattutto per la sua opera La madre dell’ucciso, che ospita anche quadri e sculture dei più grandi artisti sardi: da Biasi a Ballero, a Manca. Senza dimenticare il Museo archeologico e i tanti musei a cielo aperto intorno alla città.

E ancora Casa Deledda. La casa natia della scrittrice Premio Nobel per la letteratura nel 1926 immersa nel cuore del centro storico di Nuoro, in quel quartiere di Santu Predu (San Pietro) che Grazia Deledda ha raccontato nei suoi libri insieme al suo adorato Monte Ortobene e al “Pino” sotto il quale amava andare a scrivere nelle calde serate d’estate.

Nuoro è un gioiello incastonato in un territorio meraviglioso nel cuore di un’isola bagnata dal mare più bello del mondo. Che potrebbe diventare una perla d’inestimabile valore grazie all’ambiente e a una natura ancora incontaminata con quelle diverse sfumature di verde che il sole bacia ogni giorno dalla cima del Monte Ortobene alla vallata di Isporosile, a quella di Marreri e poi ancora più lontano fino ai bianchi contrafforti del Monte Corrasi e giù lungo i dolci declivi che arrivano fino al mare con i vigneti e gli oliveti che combattono ogni giorno la loro battaglia contro la siccità e il caldo dopo essere stati maltrattati ma non distrutti dalle alluvioni e dalle nevicate.

Terra dove si respira un’aria pura. Dove è possibile immergersi, a pochi passi dal centro abitato, in luoghi da sogno. Dove il silenzio regna sovrano. Dove il cinguettare degli uccelli trionfa sul rombo inquietante dei motori delle auto. Dove si possono incontrare gli animali selvatici che vanno ad abbeverarsi alle fonti. Dove è possibile camminare per ore nel verde, tra alberi secolari e profumi antichi nonostante la civiltà, la città, lo stress quotidiano siano lì a pochi passi. 

Città viva, dinamica. Il suo cuore pulsante è nel corso Garibaldi, l’antica “Bia Majore” (via Maggiore, principale) intorno al quale si sviluppa la vita quotidiana. Un corso compreso tra la chiesa delle Grazie e la cattedrale di Santa Maria della Neve, che ... ...


Consultazione dell'intero articolo riservata agli abbonati

05/06/2017