Mauro Valeri

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L’attività del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia per la sicurezza del G7. Uomini, mezzi ma soprattutto preziose banche dati

noslav02 6/17

Criminali, terroristi, persone pericolose che si spostano da un Paese all’altro potendo contare sul fatto che in uno Stato diverso nessuno sarà in grado di capire chi ha di fronte semplicemente perché, sebbene controllati dagli operatori di polizia di quel Paese, non risulteranno né precedenti penali né provvedimenti a loro carico da eseguire. Eppure un modo per azzerare questo enorme vantaggio della criminalità c’è: mettere a fattor comune le banche dati delle forze di polizia mondiali, dell’Interpol e dell’Europol e renderle disponibili agli operatori che effettuano controlli su strada a mezzi e persone in ogni parte del globo. Si può fare anche di più. L’operatore di polizia che ha controllato il criminale, il terrorista o comunque il soggetto ritenuto pericoloso, si deve poter interfacciare con qualcuno in grado di fornire notizie ulteriori oltre a quelle sintetiche già apprese dal controllo. Per rispondere a tutte queste esigenze è sceso in campo il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia (Scip) in occasione del G7 a guida italiana, il cui evento di punta è stato il vertice dei capi di Stato e di governo del 26 e 27 maggio a Taormina. Per garantire maggior sicurezza durante il vertice è stata “replicata” a Taormina la Sala operativa internazionale (Soi) di Roma, attiva h 24 presso lo Scip, così da garantire un tempestivo scambio informativo globale. Una soluzione già adottata in occasione dell’Expo a Milano e che ha dato frutti estremamente positivi. In questa direzione nell’ultimo decennio sono stati fatti passi da gigante, basti pensare che nel 2006, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino, il raccordo informativo internazionale era affidato a ufficiali di collegamento che lavoravano nella sala ... ...


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05/06/2017