Annalisa Bucchieri

Senso di Protezione

Dedichiamo questo mese l’apertura di Poliziamoderna a chi si occupa di garantire una vita nuova e sicura a collaboratori e testimoni di giustizia, ovvero il Servizio centrale di protezione. Lo facciamo in occasione della presentazione al Parlamento dell’ultima relazione semestrale del Servizio che vi anticipiamo con dati e analisi che fanno riflettere.  

Il numero dei “protetti” continua a crescere. Ciò significa da una parte che il sistema messo in atto dà garanzie tali da indurre molti ad affidarvisi e dall’altra evidenzia il grande investimento  economico da parte dello Stato: di mezzi, ma soprattutto di risorse umane altamente specializzate. Un buon 40% della popolazione sotto copertura è infatti composta da minori. Stiamo parlando di circa 2mila tra bambini e ragazzi i quali nel cambiamento totale di vita, che subiscono di riflesso alle scelte dei genitori, sono quelli che patiscono i disagi più gravi. Basta questo a farci capire la delicatezza dell’attività degli operatori delle forze dell’ordine sul territorio, un misto tra agenti di scorta, angeli custodi, psicologi, sociologi e a volte perfino educatori che si fanno carico non solo della sicurezza ma anche del benessere di una famiglia in bilico. 

Vi è un ulteriore motivo per occuparsi dell’argomento in questo numero: il disegno di legge, attualmente in esame al Parlamento, che migliorerebbe il sistema di protezione. Come? Grazie a una carta dei diritti e dei doveri di chi entra nel programma e soprattutto rendendo equi i benefici ai testimoni di giustizia che decidono di rimanere nella propria terra rifiutando un’identità di copertura. Sono queste persone coraggiose che danno un segnale forte sia ai concittadini che alle organizzazioni criminali, diventando dei luogotenenti della legalità. Lo Stato proteggendoli e permettendogli di continuare la loro attività dimostra  che un altro destino è possibile anche nelle zone più intossicate dalla mafia.

A spiegarci questo disegno di legge è il suo fautore, il vice ministro all’Interno Filippo Bubbico, presidente della Commissione centrale che valuta le proposte d’ingresso al programma, provenienti dalle procure distrettuali antimafia, e una volta approvate le instrada al Servizio centrale di protezione. Ma il lavoro della Commissione non si ferma qui: vi è una valutazione costante delle problematiche che insorgono e del perfezionamento del programma. Perché una cosa è sicura:  senza collaboratori e testimoni di giustizia non avremmo fatto passi in avanti nella lotta alla mafia e non saremmo in grado di farne in futuro. ϖ

06/03/2017