Cristiano Morabito

L’Azzurro d’Irlanda

societa2 02/17

Cancellare lo “0” nelle classifiche delle ultime tre edizioni del Sei Nazioni. Questa la missione cui è stato chiamato Conor O’Shea, che dallo scorso luglio ha sostituito il francese Jacques Brunel sulla panchina della Nazionale italiana di rugby.
Irlandese classe 1970, il coach irlandese dell’Italrugby, cresciuto da sempre in ambiente sportivo con il padre Jerome stella del football gaelico degli Anni ’50, ha un passato da giocatore come estremo della nazionale del trifoglio, con la quale è sceso in campo per ben 35 volte, prima che un brutto infortunio alla caviglia ne compromettesse la carriera
L’esordio come commissario tecnico dell’Italrugby è stato nel test match di giugno con l’Argentina, poi lo scorso novembre contro gli All Blacks allo Stadio Olimpico di Roma e, sempre nel periodo autunnale, ha guidato gli Azzurri alla storica vittoria contro il Sudafrica a Firenze.
Lo abbiamo incontrato alla vigilia dell’inizio del 6 Nazioni 2017, la sua “prima volta”. 

Finora hai allenato solo squadre di club. Come hai preso la decisione di accettare di guidare la Nazionale italiana?
L’Italia ha un sistema efficace, anche se ci sono cose da migliorare, passione, entusiasmo, tanti bambini sui campi. Negli Anni ’90 ho giocato spesso contro l’Italia, e le ho pure prese. Dare concretezza al grande potenziale di questo Paese è una sfida emozionante, chi non l’avrebbe accettata?

Quali sono le problematiche che hai dovuto affrontare al tuo arrivo?
Il codice fiscale, la carta d’identità…la burocrazia italiana è complicata, è l’unico grande scoglio che ho incontrato sino ad ora. 

Sei il primo irlandese alla guida dell’Italrugby…
Non dovrei essere qui, dovrebbe esserci un tecnico italiano. Il nostro lavoro è proiettato al futuro, al lascito nei confronti del movimento. Verrà il giorno di un ct italiano.

Mauro Bergamasco, Martin Castrogiovanni e Andrea Masi sono solo alcuni dei giocatori “storici” che hanno deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Sarà difficile sostituirli non solo in campo ma anche nel cuore degli appassionati di rugby?
In Italia c’è molto, molto talento. Esperienza e maturità si consolidano giocando. E nel pubblico c’è una passione incredibile: tra i “nuovi”, Simone Favaro è molto amato dal pubblico, ma è splendido vedere l’entusiasmo per tutti i giocatori. 

Stadio Olimpico sempre pieno nonostante le sconfitte. Il popolo del rugby italiano sarebbe quasi un vero e proprio caso sociologico da studiare…
Ripeto, c’è un calore incredibile, quasi tangibile, intorno alla squadra. È una responsabilità, un motivo in più per lavorare duro. 

Hai preso in mano una squadra che veniva da un periodo particolarmente avaro di successi e nei test match di novembre, quando erano davvero in pochi a crederci, l’exploit con il Sudafrica. Vuoi raccontarci quali sono state le tue sensazioni prima e dopo un match che per l’Italia è stato storico?
Sapevamo che, lavorando duro ottanta minuti, col  giusto piano di gioco, potevamo sorprendere il Sudafrica. Non eravamo certi di poter vincere, ma sapevamo che matenendo alto il nostro workrate e attenendoci al piano avremmo potuto giocarci le nostre possibilità. Vedere la gioia dei giocatori più esperti come Parisse, Favaro, Cittadini, quella delle loro mogli e fidanzate, capire cosa significasse per loro quella vittoria è stata la soddisfazione più grande.

Poi però è arrivata Tonga…
Ho preso la responsabilità per la decisione di calciare in touche quando avremmo potuto piazzare, è stato un mio errore. Come contro il Sudafrica la pressione montava sugli Springboks, così è montata su di noi contro Tonga a ogni errore, a ogni punto non segnato.  

Veniamo da un 6 Nazioni non proprio esaltante per i colori azzurri. Cosa ti senti di dire alla vigilia dell’inizio dell’edizione 2017 del Torneo, la prima da ct dell’Italrugby?
Non sono venuto promettendo vittorie nel 6 Nazioni o una finale alla Rugby World Cup, sono venuto per aiutare il rugby italiano a esprimere le proprie potenzialità, a diventare una grande nazione di rugby. So benissimo che il mio lavoro verrà giudicato in base ai risultati, ma alla nostra squadra chiederò come sempre di concentrarsi sulla performance. Manteniamo alto il nostro livello di performance, come abbiamo fatto per buona parte dei test di novembre, e potremo essere una squadra difficile da affrontare per chiunque. È uno dei nostri obiettivi. 

Stai girando molto tra i vari club italiani. Quale pensi sia il livello del nostro campionato?
L’Eccellenza oggi nelle strategie di Fir (la Federazione italiana rugby, ndr) è un torneo di sviluppo e formazione dei giocatori, una grande palestra per i giovani che provengono dal sistema di formazione di Fir e dei club. Possiamo lavorare tutti insieme per renderlo migliore? Sicuramente sì. 

Cosa potrebbe servire per portarlo al livello di quello di Paesi dove il rugby riempie gli stadi?
Sono l’allenatore della Nazionale, seguo il PRO12 e l’Eccellenza, ma non sono venuto a insegnare a nessuno come si gestisce un club. Come ho detto c’è passione e grande entusiasmo nel rugby italiano, ma a ogni livello bisogna alzare la professionalità. Investire in risorse umane, formare professionisti nei vari settori in cui un club deve performare fuori dal campo potrà aiutare. 

Le due franchigie sono il naturale “serbatoio” di giocatori per la Nazionale. Quale dovrebbe essere, dunque, la funzione del campionato di Eccellenza, in chiave azzurra?
Ribadisco, è molto importante, uno step intermedio fondamentale per i più giovani. Una funzione che già svolge il campionato di Eccellenza e che possiamo rendere sempre più efficace. 

La Polizia di Stato ha un club nel massimo campionato nazionale, le Fiamme oro rugby, nel quale, tra l’altro, è esploso un giocatore, Carlo Canna, che ora, pur restando un poliziotto, veste la maglia delle Zebre e quella azzurra. 
Carlo mi ha impressionato da subito, sia per le qualità fisiche che per quelle tecniche. Dalla sua, oltre ad avere delle ottime mani, ha anche quel pizzico di genialità tattica che in molte occasioni può permettere a una squadra di spuntarla. È un giocatore su cui punto molto perché ritengo, per tutto quel che ho detto sopra, che incarni le caratteristiche ideali per il suo ruolo, oltre ad avere dalla sua la giovane età e, dunque, ancora margini di miglioramento. 
Non sapevo fosse un poliziotto. Ora che ho appreso questa cosa (e qui il ct irlandese abbozza un sorriso, ndr), posso dire che con lui in campo mi sentirò un po’ più sicuro… non solo dal punto di vista della prestazione. 

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Il Sei Nazioni diventa maggiorenne

Era il 1883 quando quattro nazionali, Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles dettero vita a quello che venne chiamato “International Championship”. Da allora quello che viene considerato il più antico torneo di rugby al mondo, ha subito varie trasformazioni, sia nella formula che nel numero delle squadre: nel 1910 si aggiunsero i francesi e il torneo non subì altre modifiche fino all’avvento del nuovo millennio, quando l’Italia nel 2000 entrò nel gotha della palla ovale, debuttando, e vincendo, allo stadio Flaminio di Roma il 5 febbraio contro la Scozia 34 a 20. Dunque, dal 1883 ad oggi, bisogna contare ben 126 edizioni del torneo e, quella che si appresta a partire quest’anno, sarà la diciottesima con la presenza degli Azzurri che, si potrebbe dire, diventeranno rugbisticamente maggiorenni. Lo scorso torneo ha visto uscire vincitrice l’Inghilterra che, nel 2016, ha anche conquistato il “Grande Slam”, vincendo tutte le partite. Ma sono anche altri i trofei e i “non trofei” che si assegnano al Sei Nazioni: il “Triple Crown”, assegnato alla squadra britannica che batta le altre tre anglofone; la “Calcutta Cup”, tra la vincente negli incontri Inghilterra-Scozia; il “Millennium Trophy” per chi si aggiudica il match Inghilterra-Irlanda; il “Trofeo Garibaldi”, destinato alla vincente tra Italia e Francia; il “Cucchiaio di legno”, appannaggio della squadra ultima classificata del Torneo; il “Whitewash”, assegnato al team che perde tutti gli incontri. Il Sei Nazioni 2017 degli Azzurri partirà domenica 5 febbraio allo Stadio Olimpico di Roma con il match contro il Galles, proseguirà l’11 febbraio, sempre a Roma, con l’Irlanda, mentre il 26 l’Italia sarà di scena allo stadio di “Twickenham” con i campioni uscenti dell’Inghilterra, per poi tornare a Roma, l’11 marzo, contro la Scozia. L’Italrugby chiuderà il Sei Nazioni 2017 al “Murrayfield Stadium” di Edimburgo il 18 marzo.  Parallelamente, si giocheranno il Sei Nazioni anche la nazionale Under 20 e quella femminile. Forza Azzurri!
Luca Scognamillo

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Il futuro va in meta

Non capita tutti i giorni di essere immortalati in una foto che farà compagnia, per i trenta giorni che conta un mese, chi ha deciso di acquistare il Calendario ufficiale della Polizia di Stato del 2017, ma soprattutto, sono pochi quelli che potranno dire di essere stati scelti da un grande fotografo: il maestro Gianni Berengo Gardin. Loro sono i piccoli atleti della Under 6 delle Fiamme oro rugby e si allenano presso la caserma del Reparto mobile a Roma, sede del gruppo sportivo cremisi, e la domenica si incontrano sui campi di rugby di Roma e del Lazio, con i loro coetanei. Ma per una giornata, questi piccoli rugbisti hanno partecipato a qualcosa d’insolito: durante una seduta pomeridiana di allenamento il maestro Berengo Gardin li è andati a trovare ed ha scattato loro alcune fotografie sul campo. Poi il maestro ne ha scelta una… ed eccoli, sorridenti, che corrono, con la loro palla verso la meta! Quello scatto che li immortala, scelto per rappresentare il mese di settembre, trasmette le loro emozioni, la vitalità e la gioia di vivere. Sensazioni che sono state colte da chi si è fermato a guardare quella fotografia, come quando durante il weekend dell’8 dicembre scorso a Roma, in occasione della Fiera della piccola e media editoria, “Più libri, più liberi”, presso lo stand di Poliziamoderna dove erano esposte le foto del Calendario 2017, i visitatori sono stati invitati a lasciare il loro pensiero con un post-it da attaccare sulle fotografie. E, con grande sorpresa di tutti alla fine della Fiera, lo scatto che aveva collezionato più commenti, tra l’altro i più emozionanti, era stato proprio quello che ritraeva i piccoli rugbisti delle Fiamme oro. Così come quando, il 25 novembre scorso, sono stati invitati alla presentazione ufficiale del Calendario 2017 presso la Scuola superiore di polizia, dove la piccola truppa cremisi, orgogliosa ed impettita con la tuta ufficiale del club, attendeva che la cerimonia facesse il suo corso.
Massimo Maurotto - Ufficio stampa settore giovanile Fiamme oro rugby

03/02/2017